La medicina nella dottrina del Metodismo

L’interesse di Wesley per la medicina derivò inizialmente dal fatto che i pastori anglicani avevano l’obbligo di studiarla durante la formazione. Era infatti comune, specie nei piccoli villaggi, che i ministri religiosi offrissero anche cure mediche. Nel suo diario, Wesley riporta di aver completato la lettura di molti testi medici tra il 1724 e il 1732. Durante il soggiorno in Georgia lesse un volume sulle erbe reperibili sul suolo americano (Tennent 1734) e per l’intera vita continuò a interessarsi all’argomento.

Allo scopo di distillare il contenuto dei suoi studi a beneficio della comunità metodista, pubblicò il già citato libro di rimedi medici, intitolato Primitive Physick (Wesley 1747), sovente interpretato come una raccolta di “rimedi della nonna” basati sul folclore. Secondo alcuni studiosi, tuttavia, circa un terzo dei consigli sono invece ripresi da testi medici, fra cui quelli di autori celebri come ad esempio Hermann Boerhaave e Thomas Sydenham. In linea con il versetto “Egli è l’Altissimo, che creò dalla terra i medicamenti, e l’uomo prudente non gli avrà a schifo,” (Bibbia Antonio Martini, Ecclesiastico 38:4). Wesley si adoperò per individuare e descrivere le cure disponibili a tutti: il suo volume aveva lo scopo di elencare rimedi economici, sicuri e facili da conoscere, da reperire e da somministrare anche da parte di persone semplici e illetterate (Maddox 2007).

Wesley non interpretava il ruolo pastorale come circoscritto alla sola predicazione e consulenza spirituale, ma riteneva che i religiosi dovessero dedicare molto tempo a opere di bene, fra cui le cure mediche ai più bisognosi della loro parrocchia. Ogniqualvolta visitava una società metodista, Wesley esortava i presenti a distribuire ai fedeli il suo estratto dell’Imitazione di Cristo di Kempis e il Primitive Physick. Si aspettava che gli assistenti incaricati di mansioni pastorali fossero in grado di dispensare consigli medici: i ministri metodisti dovevano prendersi cura del corpo oltre che dell’anima. I “visitatori dei malati” dovevano recarsi al capezzale dei malati tre volte alla settimana per informarsi sulla condizione delle loro anime e dei loro corpi, e offrire consulenza sotto entrambi gli aspetti. Parlava con rispetto della classe medica, ricordando il versetto biblico “Rendi onore al medico per ragione della necessità, perché egli è stato fatto dall’Altissimo” (Bibbia Antonio Martini, Ecclesiastico 38:1-2) e sosteneva come in molti casi la strategia migliore fosse trovare un medico “onesto” (spesso i medici prolungavano inutilmente le cure per trarne vantaggi finanziari). Era tuttavia anche consapevole del fatto che la povera gente non poteva permettersi un consulto.

Pur essendo convinto dell’importanza della preghiera per sollecitare l’imprescindibile intervento divino ai fini della guarigione, era ben lungi dall’affidarsi passivamente soltanto ad essa. D’altro canto non escludeva il verificarsi di guarigioni miracolose, delle quali fece menzione nelle sue opere (Maddox 2007).

Nel corso della vita Wesley acquisì una prospettiva olistica riguardo alle malattie che la scienza medica aveva cominciato a definire nervose: seppure ritenesse che molti casi di pazzia avessero origine diabolica, sostenne in diverse istanze che l’intervento medico poteva essere utile. La lettura di un volume redatto nel 1724 dal medico George Cheyne (Cheyne 1753), che Wesley si procurò poco dopo la pubblicazione, lo indusse a porre un’enfasi specifica sull’impatto delle emozioni ai fini della salute del corpo. Nel Primitive Physick Wesley riportò alcuni concetti estratti dal volume di Cheyne, rimarcando come le passioni avessero un grande influsso sulla salute: quelle violente e improvvise predisponevano alle malattie acute, mentre quelle protratte nel tempo (come il dolore e l’amore non corrisposto) potevano essere foriere di patologie croniche. Finché una passione albergava nell’animo umano nessuna medicina poteva funzionare. Per tale motivo l’amore di Dio, che aiutava a mantenere le passioni nei dovuti limiti e conferiva gioia indicibile, calma perfetta, serenità e tranquillità, era il rimedio più potente per mantenere la salute (Maddox 2007).
Di conseguenza, il medico doveva prendere in considerazione anche le origini spirituali delle malattie, e il ministro religioso doveva dare attenzione anche alle cause naturali. Wesley infatti giunse a sottolineare l’impatto della realtà fisica sugli stati emotivi e spirituali, che potevano riflettere disturbi fisici, patologie acute, calamità e povertà. Da qui discesero le raccomandazioni relative allo stile di vita che gli uomini avrebbero dovuto rispettare: una dieta appropriata, la temperanza, l’attività fisica all’aperto per almeno un’ora al giorno, il riposo adeguato, l’igiene e la pulizia del corpo, dei vestiti e della casa, i bagni freddi.

Wesley divenne anche un entusiasta sostenitore delle terapie elettriche, arrivando nel 1756 a procurarsi una “macchina elettrica” che erogava scosse a basso voltaggio attraverso una sonda, che sperimentò su sé stesso e su altri, e che incluse anche nel Primitive Physick a partire dall’ottava edizione del 1759. In un volumetto che descriveva il facile utilizzo di questo rimedio (Wesley 1871) definì l’elettricità come l’anima dell’universo, ovvero il potere creato che permeava ogni altra cosa.

In ultimo, è interessante notare come per tutta la vita Wesley rimanesse schierato contro il monopolio della medicina che la categoria dei medici e dei farmacisti propugnava con insistenza nella Gran Bretagna del Settecento. Probabilmente riteneva che tale monopolio avrebbe aumentato la disparità tra ricchi e poveri, e tra coloro che vivevano nelle grandi città rispetto a chi risiedeva in un piccolo centro. Wesley era convinto che proprio come la grazia di Dio era accessibile a tutte le creature, anche le opere di bene (sia per lo spirito che per il corpo) dovessero essere a disposizione di tutti.

Per un breve periodo, agli inizi della predicazione, aprì un centro di distribuzione di farmaci gratuiti a Londra. L’iniziativa ebbe successo e attirò persone anche non appartenenti ai ranghi dei metodisti, ma si rivelò troppo onerosa e dovette essere abbandonata. Inoltre, in considerazione della dispersione dei suoi fedeli, Wesley preferì distribuire in modo capillare il suo libro di rimedi. In base all’esperienza acquisita durante l’attività della farmacia gratuita, affermò di aver individuato il più comune ostacolo a ottenere la guarigione: sebbene le persone fossero molto inclini ad assumere le medicine, molto raramente seguivano i consigli sullo stile di vita (Maddox 2007).

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