4. Il rapporto Flexner e le sue conseguenze

Lo scandalo che mise in luce la scarsa qualità dei percorsi di laurea della maggior parte delle scuole di medicina statunitensi coinvolse anche gli istituti osteopatici e ne forgiò l'evoluzione.

Le condizioni inadeguate dei percorsi formativi per i medici statunitensi non riguardavano soltanto le scuole di osteopatia, ma anche gli istituti allopatici. In seguito ad alcune ispezioni, era emerso che molte scuole che assegnavano la laurea MD presentavano standard accademici talmente scadenti da indurre la Carnegie Foundation for the Advancement of Teaching e l’American Medical Association (AMA) a conferire ad Abraham Flexner l’incarico di condurre un’indagine per valutare 155 scuole di medicina. Il suo famoso rapporto uscì nel 1910, ebbe ampia risonanza sui giornali e diede impulso a una trasformazione radicale della medicina in America.

Secondo Flexner, che aveva come ideale il modello formativo delle università tedesche, i college avrebbero dovuto avvicinarsi il più possibile agli standard di eccellenza e consolidarsi come scuole collegate alle università, impegnandosi nella ricerca clinica e accademica. Invece che studiare sui libri di testo e ascoltare le lezioni, sarebbe stato preferibile “imparare facendo pratica” (learning by doing).2,3 

La scuola che meglio incarnava questi ideali in America era la Johns Hopkins University School of Medicine, aperta nel 1893: richiedeva il possesso di una laurea propedeutica all’ammissione e imponeva un percorso di studio della durata di quattro anni di nove mesi ciascuno. Le classi erano piccole, gli studenti venivano seguiti e sottoposti a frequenti esami, i principali strumenti didattici erano costituiti da laboratori e tirocini, e il corpo docente si dedicava alla ricerca oltre che all’insegnamento.4 

Non mancarono alcune autorevoli voci contrarie ad abbracciare queste idee, per esempio quella di William Osler, il celebre medico di origini canadesi definito padre della medicina moderna, il quale evidenziò i rischi di un’impostazione troppo scientifica che avrebbe finito per incidere sull’umanità del rapporto fra medico e paziente. Ciononostante, la teoria educativa di cui si fece portavoce Flexner venne sposata dalla biomedicina, che imboccò una strada ricca di successi entusiasmanti.2

Inoltre, Flexner pensava che vi fossero troppe scuole, per cui raccomandò di ridurre a trentuno il numero degli istituti formativi operanti negli USA e in Canada. Era convinto che molte scuole avrebbero dovuto chiudere, mentre altre avrebbero potuto consolidarsi e conformarsi al suo modello universitario ideale.4 

Nel suo rapporto, Flexner analizzò anche otto scuole osteopatiche (ASO, S.S. Still College, Pacific College of Osteopathy, Los Angeles College of Osteopathy, Central College of Osteopathy, Philadelphia College of Osteopathy, Massachussetts College of Osteopathy, American College of Osteopathic Medicine and Surgery, Chicago), raggruppate in un capitolo separato che trattava le forme di medicina considerate settarie e intitolato appunto “Medical Septs (Sette mediche)”. Gli istituti osteopatici vennero considerati insieme a quelli di omeopatia, di medicina eclettica e di “fisiomedicina”. Secondo Flexner, le otto scuole osteopatiche alle quali erano iscritti 1.300 studenti che sborsavano 200.000 dollari all’anno per le rette, erano mirate al profitto. I loro opuscoli pubblicitari erano costituiti da un ammasso di esagerazioni isteriche, sia riguardo ai prospettati guadagni dei loro laureati che riguardo al potere di guarigione dell’osteopatia. Per quanto concerneva la giovane scienza osteopatica, Flexner espresse l’idea che tutti i medici, provenienti da qualsiasi scuola, avrebbero dovuto essere capaci di riconoscere le patologie in atto nel paziente, indipendentemente dal fatto di essere favorevoli o contrari alla somministrazione dei farmaci convenzionali.1:163-166

Il Rapporto Flexner destò enorme scalpore e venne ampiamente pubblicizzato dalla stampa. Le raccomandazioni di cui si fece portavoce vennero accolte, e negli anni successivi più di metà delle scuole di medicina statunitensi venne chiusa. I college sopravvissuti – anche grazie alle sovvenzioni istituzionali e private – migliorarono notevolmente, raggiungendo un livello simile a quello delle migliori scuole europee. 

L’AOA rispose alle critiche di Flexner scendendo in difesa dei college, tuttavia quello stesso anno (1910) un rapporto interno, redatto dal Comitato per la formazione dell’AOA, evidenziò nei percorsi formativi in medicina osteopatica molti dei punti deboli sottolineati da Flexner. La qualità delle scuole era scadente a causa dei bassi requisiti di ammissione, dei pochi laboratori per lo studio delle scienze di base, della mancanza di strutture cliniche e dell’inadeguatezza del corpo docente.5:90 

Il sistema formativo osteopatico si impegnò per prendere provvedimenti, tuttavia le migliorie messe in atto furono più lente di quelle della medicina ortodossa. Le scuole continuavano a dipendere dalle rette scolastiche per la sopravvivenza e ricevevano pochissimo sostegno, pertanto non poterono permettersi di innalzare i requisiti d’ingresso: accettavano studenti che talvolta non possedevano nemmeno il diploma di scuola superiore, mentre le scuole MD richiedevano almeno un diploma universitario propedeutico di durata biennale. In ogni modo, le scuole osteopatiche avevano ottenuto un vantaggio inaspettato dal prolungamento del corso di studi: il calo delle immatricolazioni era stato compensato dall’anno di retta in più che ogni studente doveva pagare, così la maggior parte degli istituti non si oppose all’introduzione di un piano di studi quadriennale, che venne imposto dall’AOA entro l’autunno del 1916.5:80-81,6:541,7 Inoltre, il numero dei college calò da otto a sette, in conseguenza della fusione del Pacific College of Osteopathy con il Los Angeles College of Osteopathy, da cui nacque nel 1914 il College of Osteopathic Physicians and Surgeons.8 

Per quanto concerne il dibattito sullo scopo professionale, l’approccio degli osteopati “puri” cominciò ad essere considerato una pratica scorretta da un numero crescente di osteopati “in senso lato”, soprattutto in seguito ai progressi della medicina ortodossa e alla disponibilità di agenti profilattici e terapeutici per combattere affezioni quali ad esempio la rabbia, la difterite, il tetano, il colera, la peste e il tifo.5:76 Gli osteopati “in senso lato” esortavano i DO a riflettere sulle possibili conseguenze del rifiuto a utilizzare i farmaci. Come avrebbe potuto difendersi dalle accuse di scarsa professionalità un osteopata che non avesse usato la morfina nei pazienti affetti da cancro terminale, o il trattamento di Pasteur in un paziente morsicato da un cane rabbioso, o l’adrenalina su una ferita, o la digitale in caso di patologie cardiache? Inoltre, è da notare che nel 1908 il vicepresidente dell’AOA, che aveva somministrato esclusivamente cure osteopatiche alla figlia affetta da difterite, venne definito un criminale dal medico che intubò la bambina morente per non aver usato l’antitossina.5:78

Nonostante ciò, le idee più aperte alla medicina ortodossa non erano condivise da tutti gli osteopati. Per esempio, nel 1914 avvenne che il dr. George Still, figlio di Summerfield Saunders Still (che aveva istituito il college di Des Moines ed era a sua volta figlio di uno dei fratelli del fondatore, James Still) propose insieme al padre e a Charles E. Still, figlio di A.T. Still, di istituire a Kirksville una scuola di medicina ortodossa e ne diede notizia sul bollettino degli studenti dell’ASO. Questa idea venne aspramente criticata sul JAOA, dove ci si chiedeva come mai, se vi era la disponibilità di tali risorse, queste non potessero invece essere utilizzate per migliorare il piano di studi, le strutture e il corpo docente dell’ASO, l’istituto osteopatico esistente.9 

L’AOA tentò di rimanere fedele alle idee originali di A.T. Still e nel 1914 approvò una mozione per cui entro il 1916 qualunque insegnamento di terapie farmacologiche da parte di qualsiasi membro dell’associazione ne avrebbe comportato l’espulsione, mentre gli istituti di osteopatia che avessero insegnato la farmacologia non sarebbero più stati riconosciuti dall’ACO. Due scuole, il Central College of Osteopathy e il Massachusetts College of Ostepathy, persero l’accreditamento perché presero accordi con istituti prettamente medici al fine di erogare anche la laurea MD.7 

Anche il dr. A.T. Still lanciò un appello nel 1915, chiamando a raccolta i suoi seguaci. Affermò che il nemico aveva sfondato le linee di difesa ed era penetrato nelle scuole e invitò a non diventare schiavi della medicina ortodossa. Inoltre, annunciando che le sue forze non gli permettevano più di continuare una battaglia che aveva sostenuto da solo per quarant’anni, esortò gli osteopati a non giocare in difesa, a non scendere a compromessi e a sostenere gli istituti di ricerca per dimostrare l’efficacia della giovane disciplina osteopatica.6:442

Il dibattito sulla risoluzione adottata dall’AOA trovò risonanza anche sulle pagine della rivista The Osteopathic Physician, e raccolse il consenso di numerosi osteopati “in senso lato”, cosicché nel 1915 la risoluzione approvata l’anno precedente venne abrogata. 

L’osteopatia pareva ormai avviata verso la medicalizzazione, ma una catena inaspettata di eventi sembrò restituire per qualche anno il sopravvento ai “lesionisti puri”.5:80-81 

  1. Flexner, A. Medical Education in the United States and Canada. New York City, The Carnegie Foundation for the Advancement of Teaching, 1910
  2. Duffy TP. The Flexner Report–100 years later. Yale J Biol Med. 2011 Sep;84(3):269-76.
  3. Simmons, JG. Doctors & Discoveries: Lives That Created Today’s Medicine, from Hippocrates to the Present. Houghton Mifflin Company, Boston, USA 2002:223-225. 
  4. Ludmerer, K. M. (2010). Commentary: understanding the Flexner report. Academic Medicine, 85(2), 193-196.
  5. Gevitz N. The DOs. The Johns Hopkins University Press, Baltimora, Maryland, USA 2004. 
  6. Booth. History of Osteopathy and Twentieth-Century Medical Practice, in OsteoLib® – vol. XIII, Jolandos eK, Paehl, Germania 2006 
  7. Gevitz, N. (2009). The transformation of osteopathic medical education. Academic Medicine84(6), 701-706.).
  8. “Pacific College and Los Angeles College Consolidated as College of Osteopathic Physicians and Surgeons”, The Osteopathic Physician, v.26, n.1, July 1914:1.
  9. Chiles HL. A medical college in Kirksville? J Am Osteopath Assoc. 1914;13:379-383. 

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Silvia Tuscano

editor

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