Regina DAL CIN

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Regina_Del_Cin.jpg
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San Vendemiano, 4 aprile 1819 – Cappella Maggiore, 15 agosto 1897
Aggiustaossa
Regina Dal Cin fu un’abile “aggiusta-ossi” esperta nelle lussazioni femorali.
Il padre, Lorenzo Marchesini era ostiere, non particolarmente agiato ma benvoluto da tutti, e la madre, Marianna Zandonella di Cadore praticava l’arte di aggiustare le ossa. Regina Marchesin crebbe senza alcuna istruzione, sempre accanto alla madre. Un giorno dovendo andare lontano Marianna disse alla figlioletta, che allora aveva nove anni, di restare a casa, ma la piccola insistette e salì sul calesse. Lungo la strada il calesse si rovesciò e Marianna si fratturò una gamba, diede istruzioni alla piccola che riuscì a ridurre la frattura e a improvvisare una fasciatura, poi non solo assistette la madre per quaranta giorni ma seguendo i suoi consigli prestò anche le cure ai pazienti che si presentavano, stupendo tutti per la sua forza e saggezza.
A dieci anni Regina lasciò la casa dei genitori, che poi rivide raramente, e si trasferì dal fratello ad Anzano e cominciò a recarsi al vicino Ospitale di Ceneda per osservare qualche cadavere. Frattanto sviluppò un finissimo senso del tatto e un grande senso di osservazione, divenne nota in paese e venne chiamata spesso.
A diciott’anni sposò Lorenzo Dal Cin di Anzano, di famiglia povera. Come raccontò lei stessa, la mattina delle nozze corresse quattro lussazioni guadagnando quel tanto che bastò a sostenere le spese delle nozze frugali. Rimase poi vedova con un figlio, Pietro, che l’accompagnava ovunque con affetto e devozione, si stabilì ad Anzano, frazione Cappella Maggiore, operando come aggiustaossa. Lavorava con un approccio compassionevole, spesso curando i pazienti gratuitamente
Trascorsi due anni dalle nozze, venne chiamata nella Locanda del Cavallino a Ceneda per visitare un uomo al quale i medici dovevano amputare una gamba la mattina dopo. Regina lo curò e l’uomo guarì, ma i medici sporsero denuncia per esercizio abusivo della professione, al processo venne assolta grazie alla calorosa difesa dell’uomo risanato però le venne intimato di non operare più.
Regina aveva già superato la madre nell’abilità e non solo guariva lussazione e fratture ma applicava con successo un riposizionamento del femore e prese a operare di nascosto dal 1843 al 1867, anno in cui venne chiamata a Fadalto per correggere una lussazione, ma la paziente sviluppò un’infezione, chiamò il medico che eseguì un’amputazione e denunciò la Dal Cin che venne condannata a due mesi di arresto ma fu assolta in appello.
Durante il dibattimento i medici vollero dimostrare la sua ignoranza e le chiesero di specificare i nomi delle ossa e dei muscoli, e la Dal Cin replicò: “Lor Signori nominino gli ossi, io li metto a posto”. Nuovamente le venne intimato di interrompere la sua pratica, ma lei rispose al giudice “che avrebbe operato fino alla morte”. Negli anni successivi continuò l’attività specializzandosi nelle varie lussazioni del femore, in particolare quelle congenite. Nel 1868 curò una signora di Venezia che guarì e nella primavera 1870 condusse ad Anzano una fanciulla che migliorò molto, sicché a novembre Regina venne invitata a Venezia risolvendo diversi casi riportati sulla gazzetta della città. (Zenner, 1871)
Regina venne poi invitata a Trieste, dove effettuò più di trecento interventi e le fu chiesto di operare nell’Ospedale Civico alla presenza di diversi chirurghi, evento di cui diede notizia anche il Dr. Joannides sulla rivista The Lancet.

Durante il soggiorno a Trieste curò tutti coloro che lo richiesero, e ricevette un “bellissimo albo contenente preso 4000 sottoscrizioni di cittadini di ogni ordine in segno di ammirazione e di sentita riconoscenza.” Fu invitata alla mensa del Podestà che le consegnò cento Napoleoni d’oro e un’attestazione.
Le fu offerto di trasferirsi a Trieste, garantendole una villa, tremila fiorini all’anno e lil libero esercizio della sua arte, ma Regina rifiutò e tornò ad Anzano, dove fu accolta dai compaesani in festa.
Nel 1871 il Ministro dell’Interno, sentito il Consiglio Superiore e di Sanità autorizzò “con decreto 6 Luglio N. 40464 la Dal Cin alla pratica della riduzione delle articolazioni umane ed in specialità delle lussazioni fèmorali con obbligo di operare alla presenza di un medico o d’un chirurgo”. (Gazzetta Ufficiale d’Italia, 1871)
ttenne successi ampiamente documentati nella ricomposizione delle lussazioni del femore congenite e antiquate, insieme alle attestazioni dei medici e chirurghi di Venezia, Trieste, Vittorio Veneto, Mira, Dolo e Mirano, ma anche molte critiche, come quella di una commissione medica dell’Ospedale oftalmico e infantile di Torino nel febbraio 1872. (Ospedale oftalmico ed infantile, 1872)
La sua notorietà giunse anche all’estero, per esempio venne citata dall’aggiustaossa George Matthews Bennett che ne aveva letto sul British Medical Journal in un articolo che riportava le controversie relative alle sue cure e concludeva affermando che forse la Dal Cin si sarebbe recata in Gran Bretagna. (British Medical Journal, 1871)
Nel 1879 James Mack, che si pubblicizzava come guaritore magnetico su The Banner of Light, le riservò un capitolo nel suo volume sui guaritori. (Mack, James, 1879)
La sua pratica terapeutica prevedeva l’applicazione di impacchi e l’attenta osservazione del paziente. Mack riferisce che prima di intervenire su un ragazzo con lussazione congenita del femore per quattro giorni spalmò impiastri di crusca di mais e foglie di malva. La Dal Cin aspettava che fosse il momento giusto per il trattamento e talvolta lei stessa interveniva prima o dopo il tempo previsto, perché il paziente era pronto. Operava con estrema rapidità e precisione tanto che il paziente quasi non sentiva dolore e tutto si risolveva in pochi minuti, come riporta Mack: “posizionò la mano sinistra sotto l’osso del femore, prese la gamba appena sopra la caviglia, piegò il ginocchio, lo tirò dritto con un movimento rotatorio verso l’esterno—questo in molto meno tempo di quanto mi occorra per scrivere”. La sua conoscenza anatomica era situata “sulla punta delle dita” visto che non aveva alcuna formazione in campo medico. Esercitava con grande carità, accogliendo ricchi e poveri, parlando con i pazienti per instaurare un clima di fiducia.
La sua storia venne narrata da Alexander Wilder, MD, sulla rivista The American Homeopath. Il generale Stewart Woodford aveva letto un articolo su Regina Dal Cin scritto dal Capitano Luce, ex comandante del piroscafo Arctic, e un altro articolo di un certo dr. Smith su una rivista medica. Entrambi gli autori attribuivano a Regina notevole abilità nella cura delle dislocazioni. Il generale aveva una figlia invalida dall’infanzia per una patologia all’anca, che nessun chirurgo e nessun artifizio meccanico era riuscito a risolvere. Anche le terapie al Sanitarium di Miss Nivison, pur avendo migliorato lo stato di salute della ragazza, avevano curato il disturbo. Il generale decise di recarsi in Italia per curare la figlia, e trovò la Dal Cin, all’epoca sessantenne, che viveva in una casa di proprietà e si prodigava nella cura dei pazienti, facendosi pagare dai ricchi ma non dagli indigenti. Era molto coscienziosa e decideva di prestare le sue cure solo se era certa di poter avere successo, cosa che assodava in una brevissima anamnesi basata forse su impressioni intuitive, spesso senza l’ausilio di alcuno strumento. I paesani erano convinti che possedesse poteri sovrannaturali, ma Regina era una devota cattolica e si recava al messa due volte al giorno, e riteneva di avere un potere proveniente da Dio. Dopo circa un anno di cure la figlia del generale ebbe un marcato miglioramento, e i genitori convinsero Regina ad accompagnarli negli Stati Uniti per proseguire i trattamenti. Regina acconsentì purché le concedessero di prodigare le terapie anche ad altri, così nell’autunno del 1880 si stabilì a Brooklyn. (Wilder, 1884)
Durante il soggiorno curò anche una signora di Boston, Amelia W. Stover, che era caduta dallo sgabello del pianoforte due anni prima, non si era mai ristabilita e raccontò di essersi rivolta alla Dal Cine senza grandi speranze. Con l’aiuto di un interprete Regina Dal Cin spiegò alla donna che poteva guarirla dalla dislocazione che la affliggeva e le prescrisse di applicare impacchi di altea e crusca per qualche giorno in preparazione dell’intervento. Il giorno dell’operazione collocò una mano sulla testa del femore e lo guidò delicatamente attraverso movimenti delicati e gentili, senza causare alcun dolore. Per i quaranta giorni successivi applicò albumi montati a neve e un poco di stoppa, e poi impacchi di lardo, vino bianco e crusca bagnata in acqua bollente per la muscolatura. Quando insorse un dolore al ginocchio: “La Madame, che sembra poter vedere con i polpastrelli delle dita, palpò il ginocchio e impresse un’abile pressione in un punto, tanto che il dolore cessò.” The Bosser Banner, 1880)
Non smise mai di curare i malati e morì nel 1897 a Cappella Maggiore, a 78 anni di età.
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British Medical Journal. “A Female Bonesetter.” British Medical Journal, Nov. 25, 1871:618-19.
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Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, no. 188, 12 luglio 1871.
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Joannides, A. “Bone-Setting on the Continent”. The Lancet n. 2491, May 27, 1871:734.
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Mack, James. Healing by Laying-On of Hands. London: James Burns, 1879.
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Ospedale oftalmico ed infantile. Rapporto della commissione medica incaricata di riferire intorno alle operazioni fatte dalla signora Regina Dal Cin nell’ospedale oftalmico ed infantile di Torino nel febbraio 1872. Torino, Stamperia Gazzetta del Popolo, 1872.
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The Bosser Banner. “The Extraordinary Cure Wrought by an Italian Peasantess”.The Bosser Banner (Bellevue, Bossier Parish, La) October 28, 1880:4.
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Wilder, Alexander. “Regina Dal Cin: the Story of a Heroine”. The American Homeopath, July 1884:190-194.
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Zenner, Benedetto. Cenni biografici di Regina dal Cin (l’operatrice di Anzano). Tipografia Nazionale di Gaetano Longo, Vittorio Veneto 1871.
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