George Matthews BENNETT – The Art of the Bone-Setter

THE ART OF THE BONE-SETTER: A TESTIMONY AND A VINDICATION
L’ARTE DELL’AGGIUSTAOSSA: UNA TESTIMONIANZA E UNA RIVENDICAZIONE
Editore: Thomas Murby, Londra
Anno di pubblicazione: 1884
Numero di pagine: 144
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Nota sull’autore: George Matthews Bennett fu un aggiustaossa nato nelle Midlands inglesi, erede di una lunga tradizione famigliare, gran lavoratore e molto noto anche a Londra. Trasmise la propria abilità al figlio che fu l’ultimo della dinastia.
Descrizione del libro e commento: nella prima parte del libro, scritto dopo diciannove anni di attività, Bennett ripercorre la storia del bonesetting come arte esistente dall’antichità, ricordando i pochi volumi stampati sull’argomento, come il “Compleat Bone-Setter”, pubblicato a cura di Robert Turner nel 1656 sulla base di un testo francese redatto dal frate agostiniano Frère Moulton (Moulton 1656) e il trattato “On Bone-setting” che il medico Wharton Hood scrisse dopo aver appreso l’arte del signor Richard Hutton, un noto aggiustaossa che operava a Londra (Hood 1871). Bennett cita anche la celebre conferenza di Sir James Paget sui casi che potevano essere curati dagli aggiustaossa, trascritta nel 1867 sul British Medical Journal (Paget 1867) e l’articolo pubblicato su The Lancet dal dr. R. Dacre Fox, un medico che descrisse i casi trattati dai bonesetter dopo aver fatto per quasi tre anni l’assistente all’ultimo discendente di una stirpe di aggiustaossa, il sig. James Taylor di Whitworth, nel Lancashire, registrato come chirurgo (Fox 1882). Bennet nomina anche diversi bonesetter citati nelle cronache e nelle riviste mediche, in particolare Sarah Mapp (detta “Sally la strabica”) nota per le guarigioni miracolose e il carattere eccentrico (Caulfield 1819) e Regina dal Cin, l’aggiustaossa italiana che aveva attirato l’attenzione di centinaia di medici e studenti all’Ospedale Civico di Trieste (Joannides 1871).
Bennett afferma che l’arte di aggiustare le ossa era ben diversa da ciò che molti pensavano, ovvero una “mera mistura di ciarlataneria e fortuna”, ma poteva invece contribuire a correggere le articolazioni indebolite, diventate rigide a causa di riposo forzato, di patologie croniche, di lesioni ossee o di distorsioni, compresa la dislocazione dei tendini e la parziale lussazione (p.107). I bonesetter godevano della fiducia della popolazione, e affinavano la loro arte con l’esperienza e la pratica costante, perciò accadeva spesso che si creassero delle tradizioni in una famiglia dove i metodi venivano tramandati. Non era vero che gli aggiustaossa lavoravano secondo un’unica modalità, ovvero cercando un “osso fuori posto” e “rimettendolo a posto” come spesso affermava la classe medica, anzi accadeva che, grazie all’esperienza, “dal modo in cui poggi il piede a terra, o dal modo in cui prendi in mano un oggetto, l’Aggiustaossa, tramite la mera facoltà della vista, spesso senza nemmeno toccare la parte lesionata, ti dirà dove si trova il disturbo” (p. 5).
Benché l’atroce dolore provato dal paziente fosse in certi casi necessario per la guarigione (p. 6) i bonesetter non applicavano sempre la forza bruta, anzi si comportavano in maniera molto simile ai medici, pur non essendo riconosciuti. Non rivendicavano altre competenze se non quelle derivanti da insegnamenti certi e originali, da considerazioni ben ponderate e dal buon senso (p. 118), e la loro buona reputazione era ben guadagnata e dimostrata dai successi ottenuti nella pratica clinica.
Bennett procede poi con un breve excursus anatomico sulle parti che compongono le ossa umane, e offre alcuni criteri per distinguere le fratture dalle dislocazioni, oltre a qualche consiglio sulle procedure di urgenza da adottare in caso di fratture.

19. Frattura disunita. 20. Frattura del bacino. 21 Frattura extra capsulare dell’omero. 22. Frattura della scapola. 23 Frattura della mandibola. 24. Frattura del femore.
“Nel trattare le fratture occorre considerare due punti: 1. – ridurre le estremità o le parti fratturate alla loro posizione naturale; e in secondo luogo, mantenerle immobili in quella posizione finché la natura non abbia prodotto una guarigione permanente, altrimenti il risultato sarà simile alla fig. 19, tavola V.
Bisogna ricordare che non vi è alcuna urgenza nel trattare un arto fratturato, purché non si tenti di spostare la persona; ma se il paziente deve essere trasportato in assenza di un “bonesetter” esperto, è assolutamente necessario immobilizzare l’arto applicando delle stecche, che possono essere facilmente improvvisate nel modo insegnato nei corsi di pronto soccorso dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme.
Una barella è l’unico mezzo di trasporto sicuro nei casi di frattura. Una manipolazione inesperta può causare gravi danni o persino la morte: i pericoli consistono nel far penetrare le estremità appuntite dell’osso attraverso i tessuti, i vasi sanguigni, i nervi, o dentro qualche organo interno, come i polmoni (p. 127).”
Il volume si conclude con le testimonianze dei clienti di Bennett, nella forma di lettere firmate piene di gratitudine.
Punti di forza: la lettura è interessante dal punto di vista storico, e consente di far luce sulle conoscenze di un aggiustaossa inglese dell’Ottocento e sulle divergenze di opinione con la classe medica. Il volume contiene diverse tavole che illustrano lo scheletro umano, i vari tipi di dislocazioni e i diversi tipi di fratture.
- Caulfield, James. Portraits, Memoirs, and Characters, of Remarkable Persons: From the Revolution in 1688 to the End of the Reign of George II. Collected from the Most Authentic Accounts Extant. Vol. 4. Young and TH Whitely, 1819:70-77.
- Fox, Richard Dacre. “On Bone-Setting (So-Called).” The Lancet, v.2, Nov 18, 1882:843–845.
- Hood, Wharton Peter. On Bone-setting, So Called, and Its Relation to the Treatment of Joints Crippled by Injury, Rheumatism, Inflammation, &c. &c. Macmillan, 1871.
- Joannides, A. “Bone-Setting on the Continent”. The Lancet, May 27, 1871, n.2491:734.
- Moulton, Thomas, and Robert Turner. The compleat bone-setter enlarged: Being the method of curing broken bones, dislocated joynts, and ruptures, commonly called broken bellies. To which is added, The perfect oculist, mirrour of health, and judgement of urines. Treating of the pestilence, and all other diseases. Written originally by Frier Moulton. Englished and enlarged by Rob. Turner Med. Londra, 1656.
- Paget, James. “Clinical lecture on cases that bone-setters cure”. British Medical Journal 1.314 (1867):1.
- The Lancet “A Well-Known Bone-Setter” The Lancet n.2472, Jan 14, 1871:63.
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