silvia tuscano | 02/10/2026
Samuel THOMSON

Photo Source: H. Williams – “New guide to health, or, Botanic family physician” (1822), Boston, E. G. House.
1769 – 1843
Erborista
Samuel Thomson fu un erborista americano autodidatta, fondatore del sistema di medicina alternativa noto come ‘medicina thomsoniana’.
Nacque in una fattoria del New Hampshire in una famiglia di battisti osservanti. Fin da bambino aiutò il padre nei lavori agricoli e frequentò una certa vedova Benton, erborista, alla quale la famiglia era solita rivolgersi visto che il medico più vicino distava quindici chilometri. Thomson scoprì l’effetto emetico della Lobelia inflata, nota anche come tabacco indiano, e prese l’abitudine di farla ingerire per scherzo agli amichetti divertendosi quando poco dopo li vedeva vomitare. Non frequentò la scuola e non ebbe occasione di seguire un percorso formativo.
A diciannove anni si ferì gravemente a una caviglia, tagliandosi fino all’osso con un’ascia, ma guarì grazie a un impiastro a base di erba di San Lorenzo (Symphytum officinale) e trementina, e alle successive cure di un medico regolare esperto in erboristica. A ventun anni divenne proprietario di metà della fattoria paterna, con 125 acri di terreno, e poco dopo assistette alla malattia e alla morte della madre, osservando gli effetti deleteri del mercurio, dell’oppio e del vetriolo somministrati dai medici regolari.
Samuel si sposò e quando la moglie si ammalò per complicanze legate al parto licenziò i medici ortodossi chiamati a consulto che avevano prescritto salassi ed emetici e si rivolse ad altri due medici che la salvarono con rimedi botanici. Thomson accolse in casa uno dei due, un certo Bliss, ottenendo in cambio l’insegnamento dei metodi terapeutici per circa sette anni. Bliss usava un misto di medicina regolare e rimedi vegetali, e quando Thomson constatò che non riusciva a curare la sua bambina di due anni con la scarlattina e il figlio di sei settimane con la cosiddetta “croup” (laringotracheite acuta) prese in mano la situazione agendo di sua iniziativa, sottoponendo la bambina a bagni di vapore mettendola vicino a carboni ardenti irrorati con acqua e aceto, e curando il figlio con olio di serpente a sonagli per sciogliere il muco. Dopo questi episodi licenziò Bliss, smise di consultare medici regolari e cominciò ad essere chiamato al capezzale di amici e conoscenti, diventando sempre più noto nel circondario.
Nel 1805 vendette la fattoria e si trasferì con la famiglia a Surry dove aprì uno studio come guaritore e iniziò un’attività itinerante, predicando l’uso di rimedi semplici, ampliando la clientela e inimicandosi i medici regolari. Durante i viaggi continuò a fare ricerche e a sperimentare su se stesso i rimedi botanici già noti oltre a quelli popolari e a quelli dei nativi.
Anche se Thomson si presentava come contadino ignorante, non era analfabeta e probabilmente aveva familiarità con i testi medici antichi e moderni. Fra il 1806 e il 1808 sviluppò una filosofia secondo cui il “calore vitale” manteneva la vita nell’organismo, che andava soggetto a debilitazione se aggredito dalla malattia. Il corpo doveva essere sostenuto dal cibo e dai medicamenti, proprio come un motore a vapore correttamente alimentato. Parlava dei medici regolari come di “ingegneri incompetenti” che riversavano nello stomaco (il boiler) veleni minerali che lo raffreddavano. Tutte le malattie derivavano dalla perdita di calore naturale a causa del freddo che ostruiva la sudorazione. Occorreva ripulire le ostruzioni tramite la sudorazione, i purganti e gli emetici e poi rinvigorirlo con il calore ed erbe stimolanti. I suoi cavalli di battaglia furono la lobelia e il pepe di cayenna, oltre a molte altre erbe e ai bagni di vapore.
Mise a punto un semplice sistema basato su sei rimedi che inizialmente tenne segreti: N.1, lobelia come emetico e rilassante muscolare; N.2 cayenna, come stimolante aumentare il calore corporeo; N.3 corteccia di mirica cerifera (bayberry o candleberry) come astringente e antinfiammatorio combinata con nymphea odorata per “pulire” l’intestino; N.4 chelone glabra o altre erbe amare per stimolare l’appetito; N.5 noccioli di pesca o ciliegia con zucchero e brandy, per trattare la dissenteria; e N.6 mirra mescolata a cayenna e vino, per alleviare i dolori e promuovere il calore naturale. In mancanza dell’uno o dell’altro ingrediente impiegava piante sostitutive.
Nel 1813 Thomson ottenne un brevetto che gli dava il diritto esclusivo di uso o vendita per il suo sistema terapeutico. Costruì quindi una struttura piramidale: di norma gli agenti incaricati della distribuzione incoraggiavano le persone a curarsi da sé, ma in alcuni casi istituivano ambulatori per somministrare le cure.
Per venti dollari Thomson vendeva una licenza che conferiva il diritto di usare e insegnare il suo metodo terapeutico; forniva poi un kit di erbe botaniche alle istruzioni dettagliate sull’uso. Gli acquirenti potevano prescrivere la cura, trattare pazienti e continuare ad acquistare i rimedi.
Il successo dei thomsoniani fu dovuto in primo luogo a una sapiente campagna pubblicitaria basata sulla contrapposizione tra le buone erbe naturali e i rimedi minerali (che seppe abilmente sfruttare l’odio e la repulsione che molti avevano sviluppato verso il calomelano) e in secondo luogo alla battaglia condotta contro i privilegi dei medici ortodossi, protetti dalle leggi di licenza per l’esercizio della professione. Fu così che già a partire dal 1820, e in particolare tra il 1830 e il 1860, vennero revocate le leggi che regolamentavano la pratica della medicina o le resero più permissiva.
Probabilmente la percentuale del 20% di americani convertiti al regime erboristico proclamata da Thomson è esagerata, non c’è dubbio tuttavia che questa medicina di massa, democratica e fondata sul buon senso, propugnata da un uomo privo di cultura che usava parole semplici, fece presa su quel segmento di popolazione ‘di frontiera’ i cui ideali anti-intellettualisti ed egualitari erano rappresentati nell’ambito politico dal presidente Andrew Jackson.
Nel 1839 Samuel Thomson dichiarò di aver venduto centomila copie del suo libro New Guide to Health che tra il 1822 e il 1851 vide ventuno edizioni da quattordici diversi editori.
Per propagandare il suo sistema pubblicò instancabilmente opuscoli, libri e riviste, sostenendo nel 1834 di aver raggiunto mezzo milione di clienti, un numero che secondo le stime più ottimistiche aumentò a quattro-sei milioni nel 1840.
Malgrado la notevole diffusione delle sue teorie, il temperamento polemico di Thomson e il suo astio nei confronti della classe medica lo esposero a dure critiche. I frequenti dissidi con i suoi collaboratori e sostenitori uniti alla decisione di non istituire un centro formativo per i seguaci del suo sistema contribuirono in modo significativo al declino del suo movimento erboristico.
Con la morte di Thomson nel 1843 il suo sistema cominciò a sfaldarsi fino a dividersi in due correnti: la prima, meno numerosa, fu quella dei fisio-medicalisti, che si attennero all’uso dei prodotti botanici preferiti di Thomson e ne aggiunsero di nuovi; essi fondarono diverse scuole, l’ultima delle quali avrebbe chiuso i battenti nel 1911.
La seconda corrente, quella degli eclettici, fu rappresentata principalmente da Wooster Beach.
- Grossman, Lewis A. “The origins of American health libertarianism.” Yale J. Health Pol’y L. & Ethics 13 (2013): 76.
- Haller, John S. The people’s doctors: Samuel Thomson and the American botanical movement, 1790-1860. SIU Press, 2000.
- Rothstein, William G. American physicians in the nineteenth century: From sects to science. JHU Press, 1992.
- Thomson, Samuel. New guide to health. Boston, E.G. House, 1822.
- Whorton, James C. Nature cures: The history of alternative medicine in America. Oxford University Press, 2002.
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