Barbara Simone
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07/07/2026 - Ultimo aggiornamento 07/07/2026
Pruthvi Sai Chowdary Aluri, Ali Z. Ansari, Jasmine L. Jorden, Fizza Ahmed, Sahar Hafeez | Anno 2026
Risoluzione del singhiozzo intrattabile indotto da chemioterapia a seguito di trattamento manipolativo osteopatico: un Case Report
Patologia:
Singhiozzo
Tipo di studio:
Case Report
Data di pubblicazione della ricerca:
23-02-2026
Scopo dello studio
- Obiettivo: mostrare l’utilità dell’OMT in un paziente con singhiozzo persistente e refrattario indotto da chemioterapia.
- Outcome misurati: valutazione della frequenza dei singhiozzo tramite osservazione diretta, della qualità del sonno e dello stato funzionale globale.
Partecipanti
- Numero: 1
- Descrizione: uomo di 67 anni, ex macchinista, affetto da carcinoma squamoso dell’orofaringe (stadio T2N1M0). Dopo il secondo ciclo di cisplatino (il primo è stato ben tollerato), ha sviluppato un singhiozzo quasi continuo (ogni 20-30 secondi), resistente ai trattamenti farmacologici standard (metoclopramide, gabapentin, clorpromazina). Il singhiozzo impattava notevolmente sulla qualità di vita data la sua intensità. Dall’anamnesi sono emersi: ipertensione ben controllata, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) moderata, pregresso tabagismo (interrotto da circa 10 anni), uso cronico di oppioidi per dolore oncologico; autonomia nelle attività quotidiane.
Il singhiozzo è emerso circa 48 ore dopo il secondo ciclo di chemioterapia, con sintomi diventati progressivamente più frequenti (fino a ogni 20-30 secondi), più intensi, quasi continui durante il giorno e che hanno comportato alterazioni gravi nel sonno, stanchezza importante, dolore toracico da contrazioni diaframmatiche ripetute, difficoltà nell’alimentazione (sazietà precoce, nausea, disfagia), segni di disidratazione.
Sono stati provati diversi farmaci (metoclopramide, gabapentin, clorpromazina) ma senza particolari benefici. Non è stato usato il baclofene per il rischio di sedazione e depressione respiratoria (considerando BPCO e uso di oppioidi). Gli esami di laboratorio sono risultati nella nella norma e, a fronte dell’assenza di altre cause evidenti, il singhiozzo è stato attribuito alla chemioterapia.
A causa della persistenza dei sintomi e dell’impatto funzionale, è stata richiesta una valutazione osteopatica al quinto giorno dopo la chemioterapia.
I parametri vitali sono risultati stabili e non sono emersi segni neurologici o cardiopolmonari rilevanti. Sono state trovate diverse disfunzioni somatiche a livello di C3-C5, ipertono muscolare degli scaleni, T2-T6, ridotta espansione della gabbia toracica a sinistra, prima costa sinistra elevata, stretto toracico superiore, diaframma, regione craniale atlo-occipitale.
Interventi e valutazioni
- Valutazione dei sintomi dopo la visita, dopo 48 ore e dopo 1 settimana.
- 1 sessione.
- OMT:
- approccio focalizzato sulla riduzione della tensione miofasciale e sulla regolazione del sistema autonomo.
- tecniche utilizzate: decompressione suboccipitale e tecniche sui tessuti molli per stimolare il nervo vago, rilascio miofasciale degli scaleni per i segmenti C3-C5, sollevamento costale per diminuire l’iperattività simpatica, rilascio dello stretto toracico e doming diaframmatico, tecniche craniali di bilanciamento delle tensioni membranose.
Risultati
Entro pochi minuti dal termine della sessione di OMT, il singhiozzo è cessato completamente. Il paziente ha riportato una sensazione di rilassamento a livello cervicale, toracico ed addominale, con un respiro più tranquillo. Non sono emersi effetti avversi, né è ricomparso il singhiozzo nei 20 minuti successivi all’OMT. Anche il team oncologico ha confermato la scomparsa del singhiozzo.
Il paziente ha poi riportato un miglioramento nel sonno, assenza di singhiozzo durante la notte, assenza di nausea o altri sintomi. Dopo 48 ore, il paziente ha confermato di non aver avuto più singhiozzo. È migliorata l’assunzione di cibo e l’idratazione, così come anche il senso di irritabilità e fatica. Il paziente ha riportato più energia e meno costrizione al torace.
Dopo una settimana, il paziente ha confermato i miglioramenti e il suo stato funzionale è tornato com’era prima. Inoltre, ha potuto seguire altri cicli di chemioterapia senza manifestare attacchi di singhiozzo.
Discussione
Il decorso clinico di questo paziente suggerisce che il singhiozzo persistente non fosse semplicemente un effetto collaterale isolato della chemioterapia, bensì il risultato di un’interazione tra sensibilizzazione neurologica indotta dai farmaci e fattori meccanici e autonomici già presenti.
Il peggioramento del sintomo dopo il secondo ciclo di cisplatino fa pensare a un fenomeno di tossicità cumulativa o sensibilizzazione progressiva del riflesso del singhiozzo. Il cisplatino può infatti alterare sia il sistema nervoso periferico sia il sistema nervoso centrale, abbassando così la soglia di attivazione del riflesso. Di conseguenza, anche stimoli meccanici o autonomici minimi possono indurre contrazioni continue del diaframma.
Il fallimento delle terapie farmacologiche rafforza l’interpretazione degli autori, in quanto questi farmaci agiscono sui neurotrasmettitori centrali. Il loro aver avuto effetti limitati suggerisce che il problema principale fosse legato anche a stimoli periferici e meccanici non trattati. E le disfunzioni somatiche rilevate con la valutazione osteopatica possono essere stati proprio quei fattori che, combinati, hanno dato vita al circolo vizioso auto-mantenuto del singhiozzo.
Un dato interessante è che, dopo l’OMT, il paziente non ha più presentato singhiozzo nei cicli successivi di chemioterapia. Se il problema fosse stato solo tossico-farmacologico, sarebbe avvenuta una recidiva. Pertanto, l’OMT deve aver agito su altri fattori predisponenti strutturali e funzionali, aumentando la capacità dell’organismo di adattarsi allo stress della chemioterapia.
A tal proposito, è importante evidenziare che l’OMT ha indotto miglioramenti anche in sonno, alimentazione, idratazione, sensazione di benessere generale, tutti aspetti fondamentali nei pazienti oncologici in quanto influenzano direttamente la tolleranza alle cure e la qualità della vita. Inoltre, l’OMT è stato un trattamento non farmacologico e privo di effetti collaterali, caratteristica particolarmente importante in pazienti già sottoposti a molte terapie.
Tuttavia, trattandosi di un singolo caso clinico, non è possibile trarre conclusioni definitive: i sintomi possono naturalmente fluttuare, e anche effetti contestuali legati al placebo possono aver avuto il loro peso. I risultati, quindi, devono essere considerati come spunto per ulteriori studi, non come prova di efficacia.
La recensione di Osteopedia
A cura di Marco Chiera
Punti di forza: buona descrizione del caso e dell’OMT eseguito, anche tramite tabelle su disfunzioni somatiche e tecniche; buona discussione dei risultati e del razionale sottostante il caso.
Limiti: come tutti i case report, è difficilmente generalizzabile; non sono state usate scale di valutazione specifiche o sistemi di valutazione oggettivi post-trattamento; follow-up a breve termine.
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