Barbara Simone
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07/07/2026 - Ultimo aggiornamento 07/07/2026
Gianfranco Pizzolorusso, Vito Borraccia, Cosimo Quaranta, Giandomenico D'Alessandro, Christian Lunghi | Anno 2025
Integrazione della continuità neuromiofasciale cranio-cervicale con la funzione globale del corpo nell’Anomalia di Kimmerle: un Case Report Osteopatico
Ambito:
Anomalia di Kemmerle (vertebra atlante)
Tipo di studio:
Case Report
Data di pubblicazione della ricerca:
02-12-2025
Scopo dello studio
- Obiettivo: mostrare l’utilità dell’OMT in un paziente con anomalia di Kimmerle e sintomi cranio-cervicali, neurologici e psicologici.
- Outcome misurati: valutazione del dolore tramite Visual Analog Scale (VAS), della qualità della vita tramite RAND 36-Item Health Survey (RAND-36) e dei sintomi clinici associati (vertigini, acufeni, ipoacusia).
Partecipanti
- Numero: 1
- Descrizione: uomo di 19 anni. Cefalea tensiva cronica, diagnosticata dal medico di famiglia, presente da circa tre anni. Il dolore aveva avuto un esordio graduale ed era diventato progressivamente costante nel tempo. La cefalea era localizzata prevalentemente nella regione suboccipitale, con irradiazione alla fronte, alle orbite e all’area periorbitaria. Il dolore era intenso (9 su 10), continuo e peggiorava durante la notte. Qualsiasi attività tendeva ad aggravare i sintomi e non erano presenti fattori né posizioni allevianti. In alcuni momenti, il dolore assumeva caratteristiche acute, pulsanti e particolarmente intense.
Oltre alla cefalea, il paziente riferiva un dolore marcato sul lato destro del collo e del muscolo trapezio, soprattutto durante la rotazione del capo verso destra. Questo movimento evocava anche episodi di vertigine, oltre che ipoacusia e acufeni all’orecchio destro. Era presente un’intolleranza alla pressione tale da rendere difficoltoso l’uso di occhiali o di copricapi. Il paziente riportava anche una sensazione di offuscamento cognitivo, descritta come una “nebbia mentale”, accompagnata da una percezione alterata dell’ambiente, persistente instabilità, sensazioni di galleggiamento, stordimento e pesantezza della testa. Osservatori esterni avevano notato gonfiore del volto e palpebre parzialmente chiuse.
Dal punto di vista psicologico, il paziente riferiva sintomi ansiosi e depressivi, che attribuiva principalmente alle limitazioni funzionali causate dalla sua condizione. Nonostante il desiderio di riprendere una vita normale, non era riuscito a tornare alle attività quotidiane, aveva interrotto l’attività fisica e sospeso gli studi universitari. I sintomi, iniziati tre anni prima, erano progressivamente peggiorati nel tempo, determinando un marcato deterioramento dello stato di salute generale.
Il paziente negava un’associazione tra l’esordio dei sintomi e possibili eventi scatenanti, inclusi traumi cranici o colpi di frusta. Nel 2019 si era rivolto al medico di famiglia, che lo aveva inviato a un fisioterapista con diagnosi di cervicalgia cronica. Il trattamento con farmaci antinfiammatori non steroidei e un ciclo di dieci sedute di fisioterapia, comprendenti massoterapia e terapie strumentali, non avevano prodotto benefici significativi. Successivamente era stata posta una diagnosi di ansia e depressione; il paziente aveva rifiutato la terapia farmacologica ed era stato indirizzato a un percorso di psicoterapia, anch’esso inefficace sul piano sintomatologico.
Il paziente soddisfaceva tutti i criteri per la diagnosi di sovraccarico allostatico (sintomi psichiatrici e psicosomatici, compromissione del funzionamento sociale e occupazionale e riduzione del benessere psicologico) con un quadro complesso di dolore nocicettivo, periferico e nociplastico.
Alla visita osteopatica, i parametri vitali del paziente sono risultati nella norma. Il test di Romberg modificato per la valutazione dell’equilibrio in stazione eretta è risultato positivo. L’esame obiettivo ha evidenziato una riduzione del range of motion (ROM) cervicale, con dolore evocato durante il test di estensione del collo. Il dolore è risultato localizzato nella regione cervicale inferiore e l’estensione cervicale ha provocato una cefalea pulsante destra, prevalentemente in sede suboccipitale. È stata inoltre riscontrata una debolezza del muscolo sternocleidomastoideo destro durante i test di forza muscolare. Il paziente ha poi riferito una percezione anomala e amplificata a stimoli tattili lievi, descritti come sgradevoli o dolorosi e più intensi rispetto ad altri segmenti spinali. Questo quadro è risultato indicativo di sensibilizzazione centrale, con presenza di allodinia e iperalgesia. Il paziente è stato quindi inviato a visita otorinolaringoiatrica e neurologica.
L’otorinolaringoiatra ha escluso un deficit vestibolare: l’esame otoneurologico è risultato nella norma. La valutazione posturografica statica su piattaforma stabilometrica ha invece mostrato un’alterazione della stabilità posturale e dell’integrazione sensoriale, suggerendo un’origine propriocettiva del disturbo, compatibile con una vertigine cervicogenica. La radiografia laterale del rachide cervicale richiesta dal neurologo ha portato alla diagnosi definitiva di anomalia di Kimmerle, caratterizzata dalla presenza di un anello osseo completo e calcificato sul lato destro dell’atlante.
Al paziente è stato quindi consigliato di proseguire l’OMT.
Interventi e valutazioni
- Valutazione dei sintomi clinici associati (vertigini, acufeni, ipoacusia) ad ogni visita.
- Valutazione del dolore tramite VAS alla prima visita e al follow-up.
- Valutazione del dolore della qualità della vita tramite RAND-36 alla prima visita, alla terza visita e al follow-up.
- 5 sessioni distribuite nell’arco di circa tre mesi con intervalli variabili tra le 2 e le 4 settimane.
- OMT:
- approccio focalizzato sulle disfunzioni somatiche identificate tramite i criteri TART.
- tecniche utilizzate: osteopatia in ambito craniale, inibizione progressiva delle strutture neuromuscolari, tecniche a energia muscolare, rilascio miofasciale.
Risultati
Alla seconda visita, dopo due settimane dalla prima visita, il paziente ha riportato di aver esperito acufeni e indolenzimento muscolare per qualche ora dopo il primo trattamento. Il test di Romberg è risultato negativo e la valutazione osteopatica ha evidenziato disfunzioni di minor severità.
Alla terza visita due settimane dopo, non sono emersi effetti avversi all’OMT. Sono emersi miglioramenti nella cefalea, nella dizziness (confusione) e nella cervicalgia. Il test di Romberg è risultato negativo e la valutazione osteopatica ha evidenziato disfunzioni di ancor minor severità. Anche la qualità di vita misurata tramite RAND è risultata migliorata.
Alla quarta visita quattro settimane dopo, il paziente ha riportato di non aver esperito dizziness, ma di aver avuto un episodio di cervicalgia lieve. Sono state riscontrate disfunzioni a livello cranico. Il paziente inoltre ha iniziato una dieta e delle lezioni di yoga.
Alla quinta visita quattro settimane dopo, il paziente ha riportato di aver ripreso a giocare a calcio, di aver ripreso gli studi universitari; inoltre, anche la sua vita sociale è migliorata. Le visite neurologiche e otorinolaringoiatriche sono risultate negative.
Al follow-up quattro settimane dopo non sono emersi effetti avversi e il dolore misurato tramite VAS è risultato di 2 su 10, così come la qualità di vita misurata tramite RAND è migliorata ulteriormente rispetto all’ultima valutazione.
Discussione
L’anomalia di Kimmerle è una variante congenita che può comprimere l’arteria vertebrale e i plessi nervosi associati. Sebbene esistano approcci chirurgici per i casi gravi, il trattamento conservativo è la prima scelta. Questo studio suggerisce che l’OMT, agendo sulle restrizioni funzionali e sulla continuità neuromiofasciale (come il ponte miodurale), possa alleviare i sintomi anche in presenza di un’anomalia strutturale ossea.
L’approccio centrato sulla persona attuato ha infatti permesso di migliorare lo stato di sovraccarico allostatico del paziente, riducendo le componenti di dolore nociplastico e lo stress psicologico associato. Dopo cinque sedute di OMT, il paziente ha mostrato un miglioramento progressivo e multidimensionale, documentato dalla riduzione dell’intensità del dolore, dal miglioramento della qualità di vita e dal ritorno alle attività quotidiane e universitarie.
Questo case report ha mostrato anche come una collaborazione efficace tra medici di medicina generale e osteopati possa favorire una diagnosi più precoce e una gestione più appropriata dei sintomi associati a anomalie strutturali. In particolare, sono risultate centrali le competenze di diagnosi differenziale, soprattutto nei professionisti di primo contatto. L’osteopata, attraverso l’osservazione clinica e un esame neurologico, ha rilevato alterazioni della sensibilità che hanno motivato l’invio a specialisti (otorinolaringoiatra e neurologo), integrando così l’approccio osteopatico all’interno di un moderno modello di gestione del dolore.
Nonostante la presenza dell’anomalia strutturale di Kimmerle, i miglioramenti funzionali sono stati ottenuti senza trattare direttamente la disfunzione più severa a livello di C1 nelle fasi iniziali, a causa dell’ipersensibilità e della paura del paziente. Il miglioramento progressivo sembra riflettere l’efficacia di un approccio osteopatico graduale, sicuro e adattato all’esperienza corporea del paziente.
Dal punto di vista teorico, il razionale del trattamento si è fondato su modelli osteopatici che includono le connessioni fasciali e neurofisiologiche, come il ponte miodurale, potenzialmente coinvolto nella mobilità cranio-cervicale, nella dinamica del liquido cerebrospinale e nei disturbi cefalalgici, sensori-motori e posturali. Per questo motivo, l’identità professionale osteopatica dovrebbe focalizzarsi sulla disfunzione somatica piuttosto che sulla patologia in sé, riconoscendo la natura non lineare e complessa del funzionamento umano e l’importanza di un trattamento personalizzato.
Il principale limite dello studio è rappresentato dall’osservazione di un singolo caso, che non consente generalizzazioni. Sono pertanto necessari studi futuri su campioni più ampi, con anomalia di Kimmerle confermata radiologicamente, attraverso trial controllati e valutazioni multimodali.
Nonostante ciò, il vissuto del paziente, che riferisce un ritorno completo alla vita quotidiana e sportiva, rafforza il valore clinico dei risultati ottenuti e il potenziale ruolo dell’OMT nella gestione dei sintomi associati all’anomalia di Kimmerle.
La recensione di Osteopedia
A cura di Marco Chiera
Punti di forza: introduzione, descrizione del caso e del razionale dell’OMT e discussione dettagliate e approfondite; buona presentazione delle valutazioni e dei trattamenti tramite tabelle e grafici; uso di misurazioni validate come il RAND-36 per la qualità della vita; interessante il feedback soggettivo riportato del paziente; collaborazione interdisciplinare fra osteopata, otorinolaringoiatra e neurologo.
Limiti: come tutti i case report, è difficilmente generalizzabile; benché definito tramite classificazione internazionale, sarebbero stato meglio descrivere in maniera più dettagliata le tecniche usate durante le visite di trattamento; sarebbe stata interessante una valutazione oggettiva (es. Doppler sull’arteria vertebrale) per valutare possibili cambiamenti oggettivi. Benché il caso riporti risultati importanti, anche a fronte di precedenti trattamenti falliti e del feedback del paziente, il follow-up è stato solo a breve termine il che impedisce di trarre conclusioni sul mantenimento degli effetti.
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