Mahi Basra, Hemangi Patel, Alison Stern-Harbutte, David Lee, Randal K. Gregg, Holly B. Waters, Anna K. Potter | Anno 2024

Una revisione narrativa sulla fattibilità del trattamento manipolativo osteopatico nel trattare la sindrome del Colon Irritabile con Stipsi (IBS-C)

Patologia:

Sindrome dell’Intestino Irritabile

Tipo di studio:

Revisione narrativa

Data di pubblicazione della ricerca:

14-02-2024

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: esplorare l’utilità dell’OMT come approccio non farmacologico alla sindrome del colon irritabile.
  • Outcome misurati:
    • Primari: valutazione degli effetti su infiammazione, sistema nervoso autonomico e disfunzioni del pavimento pelvico.

Metodi

  • Stringa di ricerca: combinazione dei seguenti termini, liberi o come MeSH:
    • “irritable bowel syndrome”, “osteopathic manipulative medicine”, “OMM”, “pelvic floor dysfunction”, “autonomic regulation” e “enteric nervous system”.
  • Criteri di esclusione: articoli non in inglese o pubblicati prima del 2003.

Interventi e valutazioni

  • Valutazione degli effetti su infiammazione, sistema nervoso autonomico e disfunzioni del pavimento pelvico.
  • Trattamento:
    • tecniche di rilascio miofasciale, linfatiche, di stimolazione parasimpatica (rilascio suboccipitale, rilascio della base craniale, rilascio atlo-occipitale), di inibizione ortosimpatica (inibizione dei gangli celiaco, mesenterico superiore e mesenterico inferiore), di inibizione paraspinale bilaterale a livello T10-L2, sui riflessi di Chapman e per le disfunzioni pelviche e sacrali.

Risultati

  • Outcome primari:
    • L’OMT viscerale addominale può migliorare la stitichezza cronica, mentre la stimolazione parasimpatica può favorire la motilità gastrointestinale e dare sollievo ai colon da colon irritabile.
    • Infiammazione:
      • il rilascio miofasciale può favorire una miglior conduzione nervosa e una miglior circolazione sanguigna e linfatica. Può quindi essere usato nelle zone craniocervicale, toracolombare, sull’ileo-psoas e sull’addome per favorire una migliore funzione in caso di sindrome da colon irritabile. Il rilascio miofasciale può ridurre le restrizioni fasciali, e avere i suddetti effetti, modificando il comportamento biochimico dei fibroblasti stessi. Diversi studi hanno riportato l’utilità del rilascio miofasciale nel ridurre il dolore e migliore le insufficienze vascolari;
      • tecniche linfatiche che agiscono sul diaframma oppure tecniche come il sollevamento mesenterico del cieco e dell’intestino tenue, le pompe linfatiche (toracica, addominale) e l’elevazione delle costole possono migliorare il flusso linfatico, favorire il deflusso dei macrofagi e delle sostanze infiammatorie (istamina, bradichinina, prostaglandina E) dai tessuti e dallo spazio interstiziale e aiutare il trattamento della sindrome da intestino irritabile. Ridurre l’infiammazione può ridurre infatti la permeabilità mucosale tipicamente presente in caso di colon irritabile.
    • Sistema nervoso autonomico:
      • l’aumento del tono parasimpatico e vagale indotto da varie tecniche craniali possono migliorare i sintomi da sindrome dell’intestino irritabile a seconda del sottotipo. In caso di stipsi, possono aumentare la peristalsi favorendo la defecazione;
      • la modulazione dei gangli simpatici tramite tecniche di inibizione simpatica e inibizione paraspinale bilaterale a livello T10-L2 può aiutare a trattare la facilitazione segmentale e a ridurre i sintomi della sindrome da colon irritabile;
      • trattare i riflessi di Chapman dello stomaco, del duodeno, del pancreas, dell’intestino tenue, del colon, del fegato, dei reni e della milza può aiutare la distensione della fascia, il deflusso linfatico e la riduzione dell’infiammazione.
    • Disfunzione sacrale e pelvica:
      • per trattare muscoli ipertonici del pavimento pelvico, risultano utili tecniche di rilascio miofasciale e strain-counterstrain. Agire sul diagramma pelvico può favorire la funzionalità dello sfintere anale, oltre che migliorare la circolazione linfatica nella cavità addominale. Il rilascio sacroiliaco, del pube e del diaframma pelvico possono ridurre la tensione muscolare, favorire il rilassamento e così migliorare i sintomi gastrointestinali. Anche il rocking sacrale, che può favorire una miglior attività parasimpatica e una miglior comunicazione nervosa diretta agli organi viscerali sacrali, può risultare d’aiuto nel ripristinare una sana funzionalità del colon discendente e del retto, risolvendo la stitichezza.

Discussione

La sindrome del colon irritabile si presenta come un forte e persistente processo infiammatorio che si manifesta con sintomi debilitanti fra cui dolore addominale, crampi, gas, gonfiore e stitichezza. La sua patogenesi è complicata e coinvolge il sistema nervoso autonomico, il sistema immunitario, il microbiota e l’asse intestino-cervello. Pertanto, il suo trattamento richiede spesso un approccio articolato, farmacologico e non fatto di dieta, esercizio fisico e interventi psicologici.

L’OMT può risultare un valido approccio per affrontare la sindrome da colon irritabile e i suoi sintomi, primo fra tutti la stitichezza, grazie alle sue molteplici azioni sull’infiammazione, sul sistema nervoso autonomico e sulle disfunzioni del pavimento pelvico e dell’area sacrale.

Studi futuri sull’OMT dovrebbero valutare la possibilità di personalizzare l’uso dell’OMT in caso di sindrome del colon irritabile a seconda dei sintomi del paziente.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: generico ripasso sull’utilità dell’OMT in caso di sindrome del colon irritabile che può essere usato come spunto per futuri studi.

Limiti: introduzione un po’ troppo lunga (si perde l’obiettivo dello studio).
Più che una revisione narrativa, sembra un ripasso delle conoscenze di base sulle principali tecniche osteopatiche che possono essere utili in caso di colon irritabile.
Una revisione narrativa avrebbe dovuto analizzare gli studi su OMT e sindrome del colon irritabile, così come gli studi su OMT e aspetti legati a questa sindrome, quali stipsi, disbiosi, etc. Avrebbe dovuto evidenziare i risultati e i limiti di questi studi, mostrandone le potenzialità per la sindrome del colon irritabile sulla base dei suoi meccanismi fisiopatogenici, e quindi offrire spunti concreti di trattamento e/o ricerca per il futuro.

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