Ömer O. Pala, Seyit Çıtaker, Esra Güney, Aylin Sepici, Güner M. Güveli, Burak Arslan, Meltem Gürü | Anno 2024

Efficacia delle applicazioni manipolative osteopatiche sull’asse ipotalamo-ipofisi-surreni (HPA) in giovani con disturbo depressivo maggiore: un trial randomizzato controllato con placebo e a doppio cieco

Patologia:

Sintomi di stress, ansia e depressione

Tipo di studio:

Trial randomizzato controllato

Data di pubblicazione della ricerca:

29-02-2024

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: valutare gli effetti dell’OMT sull’asse HPA e sul sistema nervoso autonomico in giovani con depressione.
  • Outcome misurati:
    • Outcome primari: valutazione del cortisolo salivare e dell’alpha-amilasi salivare.
    • Outcome secondari: valutazione della pressione sanguigna e del ritmo cardiaco, dei sintomi depressivi tramite Beck Depression Intentory (BDI), dell’ansia di stato e di tratto tramite State Anxiety Inventory (SAI) e Trait Anxiety Inventory (TAI).

Partecipanti

  • Numero: 39 persone (28 ragazze e 11 ragazzi).
  • Criteri di inclusione: età 15–21 anni, diagnosi psichiatrica di disturbo depressivo maggiore secondo i criteri del DSM-5.
  • Criteri di esclusione: febbre superiore ai 38,5 °C, lesione o infezione acuta, frattura alle costole, aritmia cardiaca, ostruzione intestinale (con vomito, diarrea o altro), uso di antidepressivi, antipsicotici o altri farmaci in grado di influenzare l’umore o i livelli di cortisolo (es. contraccettivi, pillole ormonali), gravidanza, essere nel periodo premestruale o mestruale.
  • Gruppi di studio: 2 gruppi ottenuti tramite randomizzazione.
    • Gruppo 1: OMT, 19 persone (14 ragazze e 5 ragazzi, età media 16,58 anni).
    • Gruppo 2: trattamento sham (fittizio), 20 persone (14 ragazze e 6 ragazzi, età media 17,30 anni).
    • Gruppi simili per educazione, durata del sonno, indice di massa corporea, livello di ansia e depressione di tratto.

Interventi e valutazioni

  • Valutazione dei sintomi depressivi tramite BDI e dell’ansia di stato e di tratto tramite SAI e TAI prima dell’intervento.
    • Valutazione dell’ansia di stato tramite SAI subito dopo e 20 minuti dopo l’intervento.
  • Valutazione del cortisolo salivare, dell’alpha-amilasi salivare, della pressione sanguigna e del ritmo cardiaco prima, subito dopo e 20 minuti dopo l’intervento.
  • 1 sessione di trattamento.
  • OMT: tecniche dirette ai gangli paravertebrali (sollevamento delle costole) e prevertebrali (stimolazione della parete addominale fra processo xifoideo ed ombelico) per armonizzare l’attività del sistema ortosimpatico secondo quanto descritto da Kuchera.
  • Trattamento sham: stesse posizioni dell’OMT, ma con un tocco più leggero e pressioni più brevi.
  • OMT e trattamento sham eseguiti da un fisioterapista con diploma in osteopatia (1350 ore di formazione).

Risultati

  • Outcome primari: dopo 20 minuti dal trattamento, nel gruppo OMT l’alpha-amilasi è diminuita mentre il cortisolo è aumentato, entrambi in maniera statisticamente significativa. Al contrario, non sono variati nel gruppo con trattamento sham. Bisogna però notare che, a causa di basse concentrazioni, in 2 soggetti del gruppo OMT e 3 soggetti del gruppo con trattamento sham non è stato possibile effettuare le analisi.
  • Outcome secondari: l’ansia di stato è risultata diminuita in maniera statisticamente significativa e allo stesso modo in entrambi i gruppi sia subito dopo sia 20 minuti dopo il trattamento.
    La pressione sistolica è diminuita in maniera statisticamente significativa allo stesso modo in entrambi i gruppi subito dopo il trattamento, mentre non sono emerse variazioni nella pressione diastolica e nel ritmo cardiaco.

Discussione

Dopo l’applicazione dell’OMT, l’alpha-amilasi salivare è diminuita, mentre il cortisolo è aumentato. Questi risultati possono indicare una diminuzione dell’attività del sistema ortosimpatico e un incremento dell’attività dell’asse HPA.

La letteratura riporta una mancanza di simili effetti in pazienti sani, mentre una revisione sistematica sulla manipolazione spinale ha riportato degli effetti sui livelli di cortisolo. Dato che i soggetti reclutati hanno una diagnosi di disturbo depressivo maggiore, l’aumento del cortisolo può rivelare un asse HPA indotto positivamente a reagire e a fronteggiare gli stressor. Viceversa, la diminuzione dell’alpha-amilasi, collegata in letteratura alla noradrenalina, può indica una minor attività ortosimpatica e, quindi, una minor ansia.

In effetti, la letteratura riporta questo contrasto fra alpha-amilasi e cortisolo, così come fra asse HPA  e sistema ortosimpatico, evidenziando come maggiori livelli di alpha-amilasi e minori livelli di cortisolo indichino una situazione di forte stress, acuto o cronico. A tal proposito, è anche stato proposto di usare il loro rapporto, piuttosto che i loro valori presi singolarmente, come miglior marcatore dei livelli di stress.

La depressione è particolarmente diffusa nei giovani fra i 13 e i 18 anni, soprattutto nelle femmine, ed è spesso correlata ad una storia di ansia infantile. In questo studio non sono emerse differenze sia nell’ansia di tratto e di stato sia nei sintomi depressivi, ed entrambi i trattamenti hanno mostrato di influenzare all’incirca allo stesso modo l’ansia di stato. Questo risultato è molto probabilmente dovuto agli effetti positivi sull’umore intrinseci del contatto e del tocco. Dall’altra parte, tuttavia, nel trattamento sham potrebbe essere avvenuta una mobilizzazione delle costole comunque in grado di agire sul sistema nervoso ortosimpatico. Servono quindi studi con un terzo gruppo di controllo che non contempli il tocco per meglio capire il significato di questi risultati.

Inoltre, servono ulteriori studi in quanto, benché altri studi abbiano rilevato effetti dell’OMT sul sistema nervoso autonomico, si tratta di tema ancora molto dibattuto e, soprattutto, bisogna ben comprendere i meccanismi alla base di questi effetti. Possono quindi servire studi che includano anche tecniche solitamente in grado di agire sul sistema nervoso parasimpatico.

Infine, servono studi che non valutino una sola sessione, bensì studi che permettano di definire un protocollo di trattamento utile per avere risultati duraturi sull’asse HPA e sul sistema nervoso autonomico, soprattutto in persone con determinate condizioni e patologie.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: buona introduzione sulla misurazione dello stress tramite biomarcatori; uso di marcatori biochimici; buona discussione sul rapporto fra asse HPA e sistema nervoso autonomico, spesso considerati come simili ma che effettivamente in diverse situazioni mostrano attivazioni opposte.

Limiti: non è stata calcolata la numerosità campionaria sulla base dell’outcome primario; solitamente, si mettono prima i risultati inerenti l’outcome primario e solo dopo i risultati inerenti gli outcome secondari (altrimenti si può creare confusione); mancanza di follow-up.

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