Benjamin Seidel, Gina Benaquista Desipio | Anno 2014

Uso del trattamento manipolativo osteopatico per gestire attacchi ricorrenti di singhiozzo

Patologia:

Singhiozzo

Tipo di studio:

Case Report

Data di pubblicazione della ricerca:

01-08-2014

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: mostrare la gestione di un caso di singhiozzo neurogenico persistente tramite OMT
  • Outcome misurati: valutazione dei sintomi

Partecipanti

  • Numero: 1
  • Descrizione: donna, 32 anni. Ricoverata in un ospedale di riabilitazione acuta con diagnosi di ileo e nausea e vomito prolungati. Storia di sindrome della persona rigida (negativa agli anticorpi GAD-65) diagnosticata nel 2008, con associata sindrome tachicardica posturale e spasmi a tutto il corpo. Non aveva però mai avuto problemi gastrointestinali o singhiozzo.
    Il singhiozzo è cominciato durante il ricovero manifestandosi con attacchi ricorrenti che potevano durare dai 20 minuti alle 5 ore, prima di cessare spontaneamente, mentre la paziente stava in posizione verticale o fletteva in avanti gli omeri. La terapia farmacologica con baclofen, ondansetron, metaclopramide e carbemazepina non ha avuto alcun effetto.
    Un osteopata è stato chiamato per valutare il caso dopo che, 3 settimane dopo la prima comparsa del singhiozzo, si è manifestato un attacco mentre stava facendo fisioterapia su un lettino inclinabile.
    L’esame osteopatico tramite modello TART ha rilevato disfunzioni a livello del collo, T1-T4, T10-T12, del sacro e della pelvi. Dopo alcuni giorni di trattamento, l’esame ha rilevato anche disfunzioni craniali e addominali.

Interventi e valutazioni

  • Valutazione osteopatica tramite modello TART.
  • 3 sessioni di OMT.
  • OMT:
    • prima fase: sollevamento delle costole, bilanciamento delle tensioni legamentose diaframmatiche e rilascio miofasciale dell’emidiaframma sinistro;
    • seconda fase: rilascio miofasciale e medicina manipolativa craniale osteopatica verso occipite, collo, colonna toracica, sacro, pelvi e ganglio mesenterico superiore.

Risultati

Dopo la prima sessione di OMT, il singhiozzo è cessato subito. Ripresentandosi il giorno dopo sempre mentre faceva fisioterapia su un lettino inclinabile, una nuova sessione di OMT ha fatto nuovamente cessare l’attacco. Dopo 4 giorni di remissione, una nuova sessione di OMT ha permesso di risolvere le disfunzioni avvertite dagli esami osteopatici, con miglioramento dell’impulso del ritmo craniale.

I terapisti hanno quindi notato che la paziente tollerava meglio sia stare in posizione verticale sia flettere in avanti gli omeri. È riuscita a recuperare indipendenza nutrendosi da sola, vestendosi e stando seduta in autonomia, tutte cose che prima non riusciva a fare.

Discussione

La fisiopatologia del singhiozzo è piuttosto sconosciuta, benché tenda a presentarsi come spasmo unilaterale del diaframma sinistro. Nel caso riportato, probabilmente vi è stato un coinvolgimento del muscolo serrato anteriore e dei muscoli paraspinali in quanto la paziente aveva attacchi quando fletteva gli omeri o stava in posizione verticale.

Il trattamento del singhiozzo si basa sull’individuare e rimuovere la causa che ha indotto il singhiozzo, che si tratti di farmaci o altro. Se la causa non viene trovata, si provano ad usare farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale. Si possono usare anche altre terapie che mirino ad agire sul sistema nervoso centrale come l’agopuntura. Tuttavia, ad oggi per il singhiozzo persistente non c’è un protocollo di intervento migliore di un altro, farmacologico o non.

La letteratura su singhiozzo e terapie manuali è molto scarna, benché manovre manuali con lo scopo di modificare l’attivazione del diaframma siano sempre state usate per provare ad alleviare il singhiozzo. In questo studio, sono state usate tecniche per agire sul diaframma, riducendone l’irritazione e gli spasmi, regolare le vie afferenti ed efferenti simpatetiche e parasimpatetiche e rilassare tutte le vie muscolari e tendinee a cui il diaframma è collegato. Il tutto sulla base della valutazione strutturale osteopatica. Per aiutare il diaframma respiratorio è poi fondamentale agire anche sugli altri diaframmi corporei, in particolare l’articolare atlo-occipitale e la volta cranica.

Benché servano ulteriori studi, il basso tasso di effetti avversi rispetto alle terapie standard rende l’OMT una terapia da poter utilizzare in caso di singhiozzo ricorrente e persistente.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: primo studio su OMT e singhiozzo neurogenico persistente; buona presentazione dell’esame osteopatico; discussione con presentazione breve dello stato dell’arte e descrizione del razionale delle tecniche utilizzate.

Limiti: come ogni case report, è difficilmente generalizzabile.

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