Marco Chiera
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31/08/2023 - Ultimo aggiornamento 19/04/2024

Yingzhi Li, Howe Liu, Charles Nichols, David C. Mason | Anno 2022

Trattamento di terapia manuale per dolore penico – un case report clinico con follow-up di 6 mesi

Patologia:

Prostatite e dolore pelvico

Tipo di studio:

Case Report

Data di pubblicazione della ricerca:

01-04-2022

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: mostrare la gestione di un caso di dolore penico tramite trattamento manuale evidenziando il ragionamento clinico diagnostico e terapeutico
  • Outcome misurati: valutazione del dolore, del range of motion (ROM) e del Barthel Index per l’autonomia nel compiere le attività quotidiane

Partecipanti

  • Numero: 1
  • Descrizione: uomo, 54 anni. Contadino, padre di 3 figli, senza storia di malattie genetiche, né fumatore né bevitore di alcolici. Nessuna chirurgia, ospedalizzazione o disfunzioni riproduttivo-sessuali. Dolore penico tagliente ad insorgenza acuta ed improvvisa da 3 settimane, inizialmente tollerabile ma poi aumentato fino ad un’intensità di 9 su 10 con disuria giornaliera dopo la prima settimana. Il dolore si manifestava 4-5 volte per notte, con una durata di 10 minuti, e l’unico modo per provare sollievo era inginocchiarsi in avanti in posizione fetale tenendo il pene con una mano.
    A fronte dei problemi urinari e intestinali conseguenti al dolore, il paziente è stato ricoverato in ospedale due settimane dall’inizio del dolore: benché potesse urinare o evacuare, provava molto dolore al pene e nell’area genitale. Non erano presenti alterazioni sensoriali a livello anale o gluteo.
    L’esame medico non aveva trovato punti dolorabili a livello sacrale, ischiatica, rettale o pubico. Mentre l’estensione, la flessione laterale a destra e la rotazione a destra del tronco aumentavano il dolore, la flessione lo alleviava leggermente. I riflessi cremasterici e il test dei dermatomeri sono risultano normali, così come gli esami del sangue e delle urine, gli ultrasuoni addominali e la risonanza magnetica di pene e scroto. È stata invece rilevata tramite radiografia una scoliosi lombare con convessità sinistra e rotazione destra.
    Come conseguenza, l’uomo è stato diagnosticato con dolore penico idiopatico correlato con sindrome del dolore pelvico cronico e trattato con ibuprofene e agopuntura per una settimana. Tuttavia, questa terapia portava sollievo solo per un paio d’ore.
    Alla visita condotta dagli autori, l’uomo non ha riportato perdita di peso nell’ultimo anno né altri tipi di dolore. Ha avuto bisogno di aiuto per sedersi sul lettino e ha mostrato dolore 4-5 su 10 nella posizione più comoda che poteva tenere (sdraiato sul fianco destro in posizione fetale). Al contrario, in altre posizioni il dolore risultava grave e bruciante alla base del pene, maggiore a livello dello scroto sinistro rispetto al destro. La palpazione dei linfonodi non ha mostrato nulla, mentre è stato rilevato un punto dolorabile a livello del processo trasverso sinistro di L4 e un’area dolorante e tesa vicino al punto medio del legamento inguinale sinistro. Non è stato possibile rilevare il ROM a causa del dolore; tuttavia il Barthel Index per la valutazione dell’autonomia nel condurre le attività quotidiane ha mostrato un punteggio di 50 su 100.
    Valutando attentamente tutti i sintomi, la causa più probabile poteva risiedere nei nervi – pudendo, genitofemorale e ileoinguinale – che innervano pene e scroto, e poteva consistere in particolare in una compressione del nervo ileoinguinale.

Interventi e valutazioni

  • Valutazione di dolore, ROM e sensibilità prima e dopo ogni seduta di terapia.
  • Valutazione del Barthel Index al ricovero e alla dimissione.
  • Palpazione tissutale di linfonodi, muscoli e vie nervose prima e dopo ogni seduta di terapia.
  • 4 sedute giornaliere di terapia manuale.
  • Terapia manuale:
    • ridurre tensione lombare a livello di L4 con tecniche di stretching articolare legamentoso;
    • manipolazione ad alta velocità bassa ampiezza a livello dei segmenti medio-lombari;
    • tecniche di strain and counterstrain e di mobilizzazione dei tessuti molli a livello dell’area tessa dolorabile del canale inguinale sinistro.

Risultati

Dopo la prima seduta, il paziente ha avvertito un dolore ridotto di 3-4 su 10 ed è stato in grado di scendere dal lettino e camminare lentamente fuori dallo studio. Dopo 4 giorni di trattamento, i sintomi sono spariti del tutto.

Mentre una nuova radiografia ha continuato a mostrare la scoliosi lombare, le zone dolorabili a livello di L4 e del canale inguinale si sono risolte. Allo stesso modo, i problemi urinari e intestinali sono spariti assieme al dolore mentre il ROM è risultato completamente recuperato e il Barthel Index ha mostrato un punteggio di 95 su 100. Dopo 5 giorni, il paziente è stato dimesso dall’ospedale con la raccomandazione di eseguire a casa una serie di esercizi, fra cui respirazione profonda, stretching, stabilizzazione del core, Taiji ed educazione meccanica per svolgere al meglio il lavoro da contadino.

Dopo 6 mesi dalla dimissione, al telefono il paziente ha comunicato di non aver più avuto sintomi e di essere tornato a lavorare tranquillamente.

Discussione

Per trattare con successo il paziente è stato necessario comprendere la causa del dolore, per la quale era a sua volta necessario valutare attentamente tutti gli esami a disposizione.

Una volta individuato il nervo ileoinguinale come principale responsabile, le tecniche articolari hanno permesso il rilascio del tessuto miofasciale dell’area lombare, “liberando” spazio fra lo psoas major e i processi trasversi lombari. Le tecniche di strain and counterstrain e sui tessuti molli hanno ridotto la tensione muscolare adodminale e rilassato le aree dove i nervi ileoinguinale e ileoipogastrico attraversano il trasverso addominale e il muscolo obliquo interno vicino al canale inguinale sinistro.

Naturalmente, non è possibile escludere con certezza il coinvolgimento di altre strutture. Tuttavia, questo caso illustra come un esame approfondito della storia del paziente e del suo stato attuale, assieme ad un processo diagnostico fondato sull’anatomia possono permettere un buon successo della terapia.

La terapia manuale, pertanto, può essere un valido strumento in casi simili con sintomi molto legati all’anatomia, benché servano studi più approfonditi per meglio comprendere l’esatto effetto della terapia manuale.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: accurata descrizione del paziente e soprattutto del ragionamento clinico che ha portato alla diagnosi e quindi all’intervento; utili le tabelle e le immagini anatomiche riportate come supporto; buona la descrizione dell’intervento; follow-up a 6 mesi; interessante e fondamentale il programma educativo fornito al paziente per auto-gestirsi.

Limiti: come ogni case report, è difficilmente generalizzabile. Benché conoscere l’anatomia sia fondamentale e sicuramente utile in caso di un dolore acuto e improvviso come quello presentato in questo studio, dobbiamo evitare una deriva puramente strutturale del dolore, in quanto oggi sappiamo che il dolore è una risposta complessa elaborata dall’organismo a fronte di segnali ad alta soglia di pericolo, i quali possono provenire da ogni livello (fisico, chimico, biochimico, psicologico, sociale e ambientale).

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