Kristie Petree, Jonathan Bruner | Anno 2015

Singhiozzo post-operatorio: un approccio osteopatico

Patologia:

Singhiozzo

Tipo di studio:

Case Report

Data di pubblicazione della ricerca:

01-03-2015

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: mostrare la risoluzione di un caso di singhiozzo post-operatorio tramite OMT
  • Outcome misurati: valutazione dei sintomi del singhiozzo

Partecipanti

  • Numero: 1
  • Descrizione: uomo, 72 anni. Difficoltà nel respiro che lo hanno condotto al pronto soccorso. Aveva subito un’operazione di riparazione con metodica “aperta” della cuffia dei rotatori sinistra 6 giorni prima, momento da cui era iniziato il singhiozzo e un dolore alla spalla. Durante l’operazione, era stato sottoposto ad anestesia generale e aveva avuto un catetere per bloccare il plesso brachiale interscaleno prima dell’operazione.
    La frequenza del singhiozzo era aumentata dopo l’ammissione al pronto soccorso, inducendo un senso di incapacità a prendere fiato.
    La storia medica del paziente mostrava Parkinson, ipertensione, iperlipidemia, artrite, ipertrofia prostatica benigna e reflusso gastroesofageo, oltre ad altri interventi chirurgici quali riparazione bilaterale di ernie inguinali, correzione del dito a martello, blefaroplastica bilaterale, rimozione della cataratta bilaterale con sostituzione della lente e resezione della prostata. Il padre aveva sofferto di malattia coronarica ed era morto di patologie renali, mentre la madre aveva avuto diabete ed ipertensione ed era morta per problemi coronarici.
    Non erano presenti febbre, brividi, cefalee, tosse, dolore o senso di rigidità al petto, disturi visivi, dizziness, palpitazioni o gonfiore alle gambe. Non fumava, beveva alcolici o faceva uso di droghe. Era pensionato. Oltre ai farmaci per l’ipertensione e il Parkinson, il paziente assumeva tramadolo e naprossene per il dolore (inizialmente assumeva narcotici, ma aveva smesso a causa di allucinazioni).
    L’esame fisico toracico, così come l’esame radiografico, non ha rilevato particolari segni a livello di cranio, polmoni, cuore e addome. Anche gli esami per culture batteriche e gli esami sanguigni sono risultati negativi. È emersa una frequenza respiratoria di 16 respiri al minuto e svariate disfunzioni muscoloscheletriche: restrizione bilaterale dell’emidiaframma, restrizione miofasciale importante dello stretto toracico, alterazioni a livello di C3-C5 e inibizione a livello degli scaleni anteriori, medi e posteriori.
    A fronte di questi dati, molto probabilmente il singhiozzo non è stato considerato come dovuto a cause cardiopolmonari, bensì è stato considerato come una conseguenza dell’intubazione e del blocco del nervo frenico.
    Data la paura del paziente ad assumere nuovi farmaci, si è scelto di provare l’OMT.

Interventi e valutazioni

  • Valutazione dei sintomi del singhiozzo.
  • 1 sessione di OMT.
  • OMT:
    • paziente seduto;
    • tecniche usate: rilascio miofasciale diretto per il diaframma e le costole; rilascio miofasciale indiretto per lo stretto toracico; bilanciamento delle tensioni legamentose per C3-C5 e il nervo frenico.

Risultati

L’OMT è stato ben tollerato dal paziente. Durante il trattamento, il singhiozzo è diminuito notevolmente. Dopo 2 giorni, alla visita dal suo medico curante, il paziente non manifestava più alcun singhiozzo.

Discussione

Nel caso in cui il singhiozzo non si risolva tramite la manovra di Valsalva o tramite l’assunzione di acqua fredda, solitamente si usano farmaci che però possono avere importanti effetti avversi, così come il blocco del nervo frenico.

L’OMT è invece un trattamento non invasivo che può risolvere le disfunzioni meccaniche sottostanti migliorando il flusso sanguigno e linfatico, la respirazione e il recupero muscoloscheletrico.

Tuttavia, servono studi su un ampio campione di persone per verificare l’effettiva efficacia dell’OMT nella gestione del singhiozzo. Ulteriori studi servono anche per verificare la presenza di disfunzioni somatiche ricorrenti che potrebbero aiutare a migliorare l’efficacia del trattamento.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: uno dei pochi studi sul trattamento del singhiozzo tramite OMT; descrizione molto accurata del paziente e della sua storia medica; buona descrizione delle tecniche (è stato indicato lo scopo di ogni tecnica).

Limiti: come ogni case report, è difficilmente generalizzabile; discussione un po’ “veloce” e di stampo “meccanicista” (benché si facciano accenni ad effetti sistemici).

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