Victor Nuño, Allison Siu, Navneet Deol, Robert-Paul Juster | Anno 2019

Trattamento Manipolativo Osteopatico per Ridurre il Carico Allostatico

Patologia:

Stress

Tipo di studio:

Studio before-after

Data di pubblicazione della ricerca:

01-10-2019

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: valutare gli effetti dell’OMT sulla salute tramite l’analisi di parametri oggettivi legati al carico allostatico
  • Outcome misurati: valutazione dello stress percepito tramite Trier Inventory for Chronic Stress (TICS) e del carico allostatico tramite i seguenti biomarker: cortisolo e catecolamine urinarie diurne; emoglobina glicata, DHEA, HDL, proteina C-reattiva ad alta sensibilità; pressione sanguina, indice di massa corporea (IMC), rapporto vita-fianchi

Partecipanti

  • Numero: 2 persone (1 donna e 1 uomo, età 22-23 anni)
  • Criteri di inclusione: studenti di master universitari (ambiente stressante).
  • Criteri di esclusione: passata esposizione all’OMT, possibili controindicazioni all’OMT o situazioni delicate di salute (es. gravidanza), aver pianificato di cambiare abitudini in merito ad attività fisica, dieta, farmaci, meditazione, yoga, taiji o uso di integratori nel giro di 4 mesi.
  • Gruppi di studio: i partecipanti sono risultati il controllo di loro stessi in questo studio before-after

Interventi e valutazioni

  • Lo studio ha previsto 4 visite distanti 2-4 settimane, sempre allo stesso orario del giorno.
  • Valutazione a tutte le visite, prima e dopo ogni trattamento, dello stress percepito tramite TICS e della pressione sanguigna.
  • Valutazione alle visite 1 e 4 di altri biomarker relativi al carico allostatico: cortisolo e catecolamine urinarie diurne; emoglobina glicata, DHEA, HDL, proteina C-reattiva ad alta sensibilità; IMC, rapporto vita-fianchi.
    • I partecipanti sono stati istruiti sul prendere i campioni urinari 4 volte durante l’arco delle 24 ore (al risveglio, 2 ore dopo il risveglio, sera presto e notte) sia prima sia dopo l’intervento.
    • Per valutare il carico allostatico è stato definito un punteggio da 0 a 20 dando ad ogni biomarker misurato un punteggio compreso fra 0 (nessun rischio) e 1 (a rischio).
  • 3 sessioni di 30 minuti OMT nell’arco di 7 settimane alle visite 1, 2 e 3.
  • OMT: trattamento personalizzato sulla base della valutazione autonomica, circolatoria e biomeccanica
    • tecniche usate: rilascio suboccipitale, innalzamento delle costole, alta velocità bassa ampiezza, rilascio miofasciale, bilanciamento delle tensioni legamentose e ad energia muscolare, rilascio del dotto toracico superiore, rilascio miofasciale del diaframma toraco-addominale e lombosacrale
  • OMT eseguito da uno stesso medico osteopata, affiancato da un assistente per controllare la consistenza delle tecniche fra i trattamenti e la durata delle sessioni.

Risultati

  • Carico allostatico: il punteggio per il carico allostatico è diminuito in entrambi i partecipanti: da 7 a 4, e da 9 a 7.
    Il primo partecipante ha visto una diminuzione della noradrenalina mattutina e dell’adrenalina serale e notturna e un aumento dell’HDL, benché ci sia stato un aumento di cortisolo.
    Il secondo partecipante ha visto una diminuzione del cortisolo notturno e della pressione diastolica e sistolica e un aumento dell’HDL, benché ci sia stato un aumento della noradrenalina.
  • Stress percepito: lo stress percepito è diminuito da 18 a 15 nel primo partecipante e da 40 a 13 nel secondo partecipante.

Discussione

Dato che l’OMT agisce sul trattamento delle disfunzioni somatiche per migliorare le capacità di auto-guarigione del corpo, è ipotizzabile che abbia influenze positive sul carico allostatico, modello molto utilizzato negli ultimi anni per definire lo stato di salute generale e il rischio di sviluppare patologie sistemiche. In questo studio, l’OMT ha mostrato di poter ridurre il carico allostatico e lo stress percepito nei due studenti al primo semestre di un programma universitario di livello avanzato.

È stato interessante l’aumento di HDL riscontrato in entrambi i partecipanti, tenuto conto che la letteratura mostra l’HDL come il miglior predittore singolo dello stato lipidico a livello di carico allostatico. Il risultato è stato interessante anche perché è il primo studio a rilevare un simile effetto dell’OMT. Data l’alta incidenza di malattie cardiovascolari, è un risultato che sicuramente va approfondito con studi più rigorosi.

La diminuzione dello stress percepito è risultata in linea con precedenti studi e, quindi, conferma l’importanza dell’OMT come intervento regolatore dello stress e la necessità di studi più approfonditi.

Ovviamente, la presenza di due soli partecipanti e la mancanza di un gruppo di controllo con trattamento sham (fittizio) limita enormemente le conclusioni dello studio. Inoltre, la partecipazione degli studenti è stata volontaria, il che può aver introdotto un importante bias nella ricerca.

Pertanto, servono studi più rigorosi dal punto di vista metodologico, con campioni decisamente più ampi e gruppi di controllo ben strutturati. Inoltre, sarebbe utile inserire un maggior numero di valutazioni della pressione arteriosa per meglio valutare l’effetto dell’OMT.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: il primo studio specifico su OMT e carico allostatico, misura che indica lo stato generale di salute dell’organismo e, quindi, la sua predisposizione a sviluppare malattie croniche e sistemiche; buona analisi dei limiti dello studio; presenza di consigli per ulteriori studi sul tema.

Limiti: come riportato anche dagli autori, campione estremamente esiguo per trarre conclusioni e metodologia poco rigorosa. Non è stato trattato dell’aumento del cortisolo nel primo partecipante e della noradrenalina nel secondo partecipante. Dato che il concetto di allostasi è al centro del dibattito scientifico, una migliore trattazione del rapporto fra omeostasi ed allostasi sarebbe stato adeguato per far meglio comprendere il tutto al lettore.

Considerazioni: dato che gli autori hanno riportato di aver fatto partire lo studio con solo 2 partecipanti a causa di fattori economici – analizzare tutti i biomarker riportati in relazione al carico allostatico costa –, futuri studi potrebbero focalizzarsi su versioni più “ridotte” dell’indice di carico allostatico ma altrettanto valide. Mauss & Jarczok (2021), “The streamlined allostatic load index is associated with perceived stress in life – findings from the MIDUS study”, Stress, 24(4), pp. 404-12, ad esempio, riportano come sufficiente la valutazione di 5 parametri: pressione sanguigna diastolica; emoglobina glicata; LDL; circonferenza vita; variabilità della frequenza cardiaca (HRV) tramite RMSSD.

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