Marco Chiera
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02/03/2023 - Ultimo aggiornamento 19/04/2024

Andrea Gianmaria Tarantino, Luca Vismara, Francesca Buffone, Giuliana Bianchi, Andrea Bergna, Monica Vanoni, Claudia Tabbi, Ilia Bresesti, Massimo Agosti | Anno 2022

Stima Modello-Basata dello Svezzamento dalla Ventilazione Non-Meccanica in Bambini Pretermine Esposti al Trattamento Manipolativo Osteopatico: Uno Studio con Coorti Abbinate secondo Propensity Score

Patologia:

Prematurità

Tipo di studio:

Studio di coorte retrospettivo

Data di pubblicazione della ricerca:

27-11-2022

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: valutare se l’OMT correli con un più veloce (precoce) svezzamento dalla ventilazione non invasiva
  • Outcome misurati:
    • Primari: valutazione del tempo per giungere allo svezzamento dalla ventilazione non invasiva
    • Secondari: valutazione della durata della degenza (length of stay, LOS), degli eventi avversi da OMT e di episodi di eventi clinici avversi

Partecipanti

  • Numero: 40 bambini (19 femmine e 21 maschi)
  • Criteri di inclusione: nascita molto pretermine (ossia compresa fra 26 e 32 settimane di gestazione), peso alla nascita molto basso (ossia < 2.000 grammi), supporto alla ventilazione non invasiva. I bambini potevano essere figli singoli o gemelli.
  • Criteri di esclusione: malformazioni congenite maggiori, malattie neurologiche gravi (es. emorragia intraventricolare, paralisi cerebrale), malattie cardiovascolari gravi, gemelli trigemini, bambini trattati con intubazione.
  • Gruppi di studio: 2 gruppi abbinati tramite un propensity score (score di tendenza) basato su parametri demografici e clinici perinatali (sesso, steroidi antenatali, età gestazionale, peso alla nascita, indice di Apgar a 5 minuti dalla nascita)
    • Gruppo 1: cure standard più OMT, 21 bambini (10 femmine e 11 maschi, età gestazionale 31,6 settimane)
    • Gruppo 2: cure standard, 20 bambini (10 femmine e 10 maschi, età gestazionale 31,5 settimane)

Interventi e valutazioni

  • I bambini sono stati seguiti fino al momento della dimissione.
  • Raccolta dati demografici e relativi agli eventi clinici e al supporto alla ventilazione su base giornaliera da parte del personale sanitario
    • sesso, steroidi antenatali, età gestazionale, peso alla nascita, lunghezza corporea, circonferenza cranica, indice di Apgar a 1 e 5 minuti dalla nascita; numero di bambini piccoli per l’età gestazionale (SGA); tipo di ventilazione non invasiva; episodi di apnea, displasia broncopolmonare, distress respiratorio o dotto arterioso pervio.
  • Valutazione del tempo per giungere allo svezzamento dalla ventilazione, misurato come il tempo in giorni dall’inizio della ventilazione non invasiva fino alla completa indipendenza dalla ventilazione.
  • Sessioni di OMT da 30 di minuti eseguite a partire da 1-5 giorni dopo la nascita, e poi 2 volte a settimana fino fino alla dimissione dall’ospedale
    • le sessioni terminavano al verificarsi di: saturazione arteriosa dell’ossigeno < 0,85; più di 3 apnee; frequenza cardiaca inferiore a 100 o superiore a 150 battiti per minuto.
  • OMT: trattamento basato sul modello di variabilità della disfunzione somatica
    • valutazione della qualità del movimento e della mobilità nelle tre dimensioni, valutazione della qualità del tessuto miofasciale, valutazione della dolorabilità al contatto
    • definizione della presenza e della gravità della disfunzione somatica
    • tecniche craniali, viscerali e di rilascio miofasciale sulla base della disfunzione somatica
  • OMT eseguito da osteopati pediatrici con almeno 3 anni di esperienza in terapia intensiva neonatale.

Risultati

  • Outcome primari: tenuto conto che tutti i bambini hanno raggiunto lo svezzamento dalla ventilazione non invasiva, il gruppo esposto all’OMT ha mostrato un minor tempo necessario per raggiungere la respirazione autonoma. Questo risultato si è mantenuto anche dopo aver corretto l’analisi per potenziali covariate (eventi clinici, sesso, indice di Apgar a 5 minuti, l’essere nati molto sottopeso, età gestazionale e presenza di apnee).
  • Outcome secondari: l’età gestazionale e il peso alla nascita hanno mostrato una correlazione negativa con il tempo necessario per raggiungere la respirazione autonoma. Nello specifico, più alta l’età gestazionale e maggiore il peso alla nascita, minore è stato il tempo impiegato per lo svezzamento dal supporto ventilatorio. Per i bambini nati con età gestazionale inferiore alle 32 settimane, l’aver ricevuto l’OMT ha favorito un’ulteriore riduzione del tempo alla respirazione autonoma. Il gruppo esposto all’OMT ha mostrato una minor LOS ma il risultato non è stato significativo da un punto di vista statistico.
  • Analisi ulteriori: i due gruppi non sono risultati diversi per eventi clinici (distress respiratorio o altro).
    Delle 299 sessioni di OMT totali, solo 2 sono state interrotte a causa del verificarsi di condizioni critiche, a seguito delle quale non sono comunque state riportate condizioni avverse permanenti.
    La regione diaframmatica è risultata la maggiormente trattata, seguita dalla regione addominale e da aree che hanno richiesto tecniche craniosacrali.

Discussione

Il ricevere l’OMT e l’avere una maggiore età gestazionale sembrano correlare con un precoce svezzamento dalla ventilazione non invasiva, favorendo l’instaurarsi della respirazione autonoma in bambini pretermine. L’effetto dell’OMT è tanto maggiore quanto più i bambini sono pretermine, in particolare quando hanno un’età gestazionale inferiore alle 32 settimane. L’OMT non sembra avere lo stesso effetto con i bambini particolarmente sottopeso alla nascita.

Benché la ventilazione non invasiva stia venendo sempre più usata in quanto previene malattie polmonari croniche e comporta un minor stress ossidativo, tuttavia a volte non è in grado da sola di garantire un buon sviluppo polmonare in caso di prematurità (sia a livello polmonare sia a livello di sviluppo neuromuscolare del diaframma). E in effetti i bambini reclutati nello studio hanno mostrato il diaframma e l’addome come aree critiche che hanno necessitato di essere trattate.

L’OMT potrebbe impattare positivamente sul raggiungimento della respirazione autonoma tramite un’azione diretta al sistema somatosensoriale: nello specifico, stimolare le vie afferente presenti nei tessuti miofasciali potrebbe influenzare le vie talamo-corticali cerebrali che regolano l’attività neuromuscolare globale favorendone un miglior sviluppo.

Ci sono naturalmente alcuni limiti: in primis, non è stato possibile avere informazioni accurate sul piano terapeutico (somministrazione farmacologica) dei bambini, il che potrebbe aver inficiato sia la creazione dei due gruppi sia l’effetto stesso dell’OMT. In secondo luogo, l’OMT usato è poco generalizzabile e ripetibile, vuoi perché ha coinvolto operatori particolarmente esperti, vuoi perché il trattamento è stato personalizzato. Infine, essendo uno studio retrospettivo, una serie di dati utili relativi a parametri ventilatori e cardiovascolari di interesse sono risultati mancanti.

Servono quindi studi più grandi, sperimentali randomizzati controllati, con dati biologici che possano fornire ipotesi o spiegazioni sul potenziale effetto del’OMT.

Comunque, un risultato importante dello studio è l’aver rilevato praticamente assenza di effetti avversi, confermando così la sicurezza dell’OMT come approccio terapeutico in terapia intensiva neonatale.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: utile l’aver creato i due gruppi tramite un propensity score basato su parametri demografici e clinici perinatali per ridurre eventuali fattori confondenti; buona descrizione dell’OMT usato e delle strategie di ventilazione e di svezzamento; buona discussione sul possibile razionale d’azione dell’OMT e sui limiti dello studio; descrizione e valutazione degli effetti avversi.

Limiti: nell’obiettivo è indicata la valutazione dell’associazione fra OMT e crescita antropometrica, facendo ipotizzare che si osservasse anche come l’OMT potesse aver impattato sulla crescita, ma alla fine si è guardato solo all’interazione fra OMT da un lato e, dall’altro, età gestazionale e peso alla nascita.
Manca un razionale del perché sono stati usati certi parametri e altri no nella costruzione del propensity score. Come indicato dagli autori, la natura retrospettiva dello studio può aver impattato negativamente sulla costruzione del propensity score, e quindi sulla creazione dei gruppi e l’efficacia dell’OMT, in quanto alla nascita potrebbero esserci stati altri parametri e condizioni cliniche favorenti o meno il ricorso all’OMT.

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