Marco Chiera
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20/02/2023 - Ultimo aggiornamento 19/04/2024

Yasir Rehman, Jonathon Kirsch, Mary Ying-Fang Wang, Hannah Ferguson, Jonathan Bingham, Barbara Senger, Susan E. Swogger, Robert Johnston, Karen T. Snider | Anno 2022

Impatto delle tecniche manipolative osteopatiche sulla gestione delle vertigini causate da disordini neuro-otologici: revisione sistematica e meta-analisi

Patologia:

Vertigini

Tipo di studio:

Revisione sistematica con meta-analisi

Data di pubblicazione della ricerca:

12-10-2022

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: valutare gli effetti dell’OMT e di tecniche analoghe in caso di dizziness, definita come una sensazione di giramento/rotazione o di distorsione del proprio movimento a fronte di movimenti normali della testa che conduce ad un’instabilità posturale e che è causata da condizioni neuro-otologiche
  • Outcome misurati:
    • Primari: disabilità associata alla dizziness tramite Dizziness Handicap Inventory (DHI), della gravità e della frequenza della dizziness, del rischio di cadute, della qualità della vita e del ritorno al lavoro.
    • Secondari: livelli di drop-out (i partecipanti che hanno abbandonato lo studio), dell’abbandono a causa dell’inefficacia del trattamento o di eventi avversi.

Metodi

  • Articoli analizzati: 12
  • Stringa di ricerca: combinazione di molteplici termini, liberi o come MeSH, derivati dalla letteratura osteopatica, dai sintomi di mancanza di equilibrio e dalle condizioni neuro-otologiche. Questi termini sono emersi tramite discussione con esperti clinici e bibliotecari.
  • Criteri di inclusione: studi controllati randomizzati (RCT), studi osservazionali prospettici o retrospettivi; partecipanti con età maggiore di 18 anni e con sintomi da dizziness causata da disordini neuro-otologici. Studi dove l’OMT o tecniche analoghe sono state paragonate ad un intervento di controllo fra trattamento sham (fittizio), cure standard o terapia non farmacologiche (es. esercizi o terapie comportamentali).
  • Criteri di esclusione: studi su dizziness derivante da cause vascolari, neoplastiche o maligne, epilessia, neuropatie periferiche, disfunzioni posturali senza componenti neuro-otologiche; studi focalizzati su sintomi cardiovascolari, dizziness da farmaci, cause psicologiche, malformazioni vascolari o causa mediche. Studi senza interventi di controllo e dove gli autori hanno riportato outcome aggregati.

Caratteristiche degli studi

  • 11 studi RCT
  • 1 studio osservazionale
  • 8 studi sull’OMT
    • 4 studi su OMT articolare
    • 2 studi su tecniche ad alta-velocità e bassa-ampiezza
    • 1 studio su OMT craniosacrale
    • 1 studio su inibizione progressiva delle strutture neuromuscolari
  • 6 studi su tecniche analoghe all’OMT
  • 6 studi non hanno permesso o non hanno registrato l’uso di farmaci per gestire la dizziness in concomitanza del trattamento
  • tutti gli studi sono stati considerati di medio-bassa qualità, con 2 studi ad alto rischio bias, secondo lo standard GRADE e gli strumenti per il rischio di bias della Cochrane Collaboration (ROB-modificato per gli studi RCT e ROBINS-I per gli studi osservazionali)

Partecipanti

  • Numero nello studio più piccolo: 9 nel gruppo OMT e 9 nel gruppo di controllo
  • Numero nello studio più grande: 86
  • Totale: 367, di cui circa 180 nei gruppi OMT e 180 nei gruppi di controllo
  • Età media: da 33 a 73 anni

Interventi e valutazioni

  • Valutazione della disabilità associata alla dizziness tramite DHI, della gravità e della frequenza della dizziness, del rischio di cadute, della qualità della vita e del ritorno al lavoro.
  • Valutazione dei livelli di drop-out (i partecipanti che hanno abbandonato lo studio), dell’abbandono a causa dell’inefficacia del trattamento o di eventi avversi.
  • OMT: tecniche articolari, ad alta-velocità bassa-ampiezza, craniosacrali e di inibizione progressiva delle strutture neuromuscolari.
  • Tecniche analoghe: tecniche articolari simili alle tecniche a bassa-velocità e moderata-ampiezza; tecniche chiropratiche, fisioterapia, massaggio.
  • Controllo: trattamento sham, cure standard, farmaci, counseling, riabilitazione vestibolare.

Risultati

  • Outcome primari:
    • Disabilità legata alla dizziness: 3 studi hanno mostrato che il gruppo con OMT ha riportato una riduzione nel punteggio DHI. In particolare, le tecniche articolari di OMT hanno mostrato un’alta evidenza nell’ottenere questo risultato rispetti agli interventi di controllo, mentre per le altre tecniche è stata rilevata troppa eterogeneità (diversità) fra gli studi.
    • Gravità della dizziness: 4 studi hanno mostrato che il gruppo con OMT ha riportato una riduzione nella gravità dei sintomi da dizziness. In particolare, le tecniche articolari di OMT hanno mostrato una moderata evidenza nell’ottenere questo risultato rispetti agli interventi di controllo, mentre per le altre tecniche è stata rilevata troppa eterogeneità fra gli studi. Comunque, 1 studio sull’OMT craniale ha mostrato un miglioramento dei sintomi maggiore rispetto all’intervento di controllo (trattamento sham).
    • Frequenza della dizziness: 3 studi hanno mostrato una moderata evidenza dell’OMT articolare nel ridurre la frequenza della dizziness rispetto agli interventi di controllo. Non ci sono stati studi che hanno valutato altre tecniche.
    • Rischio di cadute: l’analisi di 3 studi ha evidenziato che l’OMT craniale ha favorito una riduzione del rischio di cadute maggiore rispetto alla difenidramina.
    • Qualità della vita: 1 studio ha riportato un miglioramento della qualità della vita mentale, ma non fisica (punteggi misurati tramite il questionario SF-36), ottenuto tramite OMT articolare.
    • Ritorno al lavoro: nessuno studio ha valutato questo outcome.
  • Outcome secondari:
    • Tasso di drop-out: 3 studi hanno mostrato una maggior associazione, tuttavia di bassa qualità e non significativa, fra OMT articolari e tasso di drop-out rispetto agli interventi controlli. Ulteriori analisi che hanno considerato tutte le tecniche di OMT non hanno evidenziato alcun tipo di associazione con l’abbandono degli studi da parte dei partecipanti.
    • Eventi avversi: 6 studi hanno analizzato gli effetti avversi. Solo in 3 studi sono emersi dei problemi, in particolare maggior dolore cervicale, cefalee (sia OMT sia gruppo di controllo) e dolore dorsale e senso di non star bene (solo OMT). Una sola persona ha abbandonato uno studio a fronte di un effetto avverso post-OMT, mentre 7 persone di un gruppo di controllo hanno abbandonato lo studio per inefficacia dell’intervento (trattamento sham).

Discussione

La revisione mostra che l’OMT e tecniche analoghe possono essere utilizzate come intervento per gestire la dizziness dovuta a problemi neuro-otologici. In particolare, l’OMT articolare è risultato avere una moderata o alta evidenza nel ridurre disabilità, gravità e frequenza dei sintomi.

Bisogna evidenziare che, per le caratteristiche degli studi, si è potuta effettuare un’appropriata meta-analisi solo per l’OMT articolare e per questi outcome. Per altri tipi di tecniche osteopatiche e altri outcome, la diversità degli studi è risultata troppo elevate per aggregare efficacemente gli effetti rilevati.

Tuttavia, sulla base della letteratura scientifica attuale, i risultati emersi su disabilità e sintomi legati alla dizziness possono molto probabilmente migliorare la qualità della vita, favorire il ritorno al lavoro e ridurre lo stress psicologico, l’uso di farmaci, la percezione di disabilità e le limitazioni nei movimenti. A tal proposito, l’aver rilevato che l’OMT abbia migliorato la qualità di vita psicologica ma non fisica può derivare dalla forte disabilità fisica che le vertigini possono comportare, risultato in linea anche con studi ortopedici sul tema. Sicuramente, un simile risultato punta alla necessità di ulteriori studi che affrontino la condizione di dizziness da un punto di vista globale, ossia considerando la persona come unità mente-corpo.

Dal punto di vista degli eventi avversi, l’OMT si è mostrato come una terapia sicura, in quanto i sintomi negativi post-trattamento sono risultati pochi, minori e solo una persona ha abbandonato lo studio a causa loro. Questa evidenza è sicuramente utile per poter consigliare adeguatamente i pazienti in maniera completa sull’utilità dell’OMT come trattamento ulteriore rispetto alla dizziness.

Naturalmente, la presente revisione ha alcuni limiti. Da un lato diversi gli studi hanno mostrato un alto rischio di bias e una bassa “potenza” (bassa capacità di rilevare un effetto quando effettivamente si manifesta, tipicamente a causa di pochi partecipanti). Da un altro lato, la definizione di dizziness da cause neuro-otologiche non era molto chiara negli studi analizzati, il che potrebbe quindi aver portato a considerare studi che hanno agito su condizioni diverse.

Inoltre, dato che medicine manuali diverse possono usare tecniche simili in maniera diversa, i risultati ottenuti potrebbero non essere generalizzabili. Infine, sempre a fronte delle caratteristiche degli studi, non è stato possibile effettuare una meta-analisi approfondita sul rapporto fra OMT e altri interventi.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: utile la definizione iniziale di dizziness (soprattutto per i non inglesi); prima di eseguire e pubblicare la meta-analisi è stato elaborato e pubblicato il protocollo dello studio; accurata elaborazione delle stringhe di ricerca da usare; molteplici tabelle e figure che descrivono nei vari dettagli gli studi, i partecipanti, gli interventi e gli effetti (anche se qualche informazione di qualche studio manca).

Limiti: a differenza di una precedente meta-analisi, non vengono riportati consigli per migliorare la qualità degli studi in ambito osteopatico.
Dato che l’OMT non è solo una questione di tecniche ma prevede una specifica visione paradigmatica dell’essere umano, “accorparla” ad altri interventi simili da un punto di vista tecnico non è del tutto appropriato (come brevemente accennato anche dagli autori), a meno che non si voglia indagare l’efficacia esclusiva di una specifica tecnica. Tuttavia, a fronte delle attuali ricerche sul tocco, sul placebo e sulla relazione terapeutica, siamo sicuri che una simile indagine sia effettivamente possibile?

Inoltre, vi sono dubbi sui criteri di inclusione degli studi a fronte della definizione di “condizioni neuro-otologiche”. Sei studi inclusi nella meta-analisi hanno infatti riguardato una dizziness cervicogenica, la quale, secondo i criteri internazionali per la classificazione dei disordini vestibolari, non sembra proprio assimilabile ad un problema neuro-otologico. Anzi, la diagnosi di dizziness cervicogenica sembra la scelta quando le cause neuro-otologiche sono state escluse. Questo fatto porterebbe a rivedere le conclusioni, evidenziando l’OMT e tecniche simili come utili per vertigini dove il rachide cervicale è particolarmente coinvolto, ma lasciando dubbi irrisolti sulla loro utilità in caso di dizziness derivante puramente da disordini vestibolari.

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