Andrea Manzotti, Alessia Alati, Matteo Galli, Francesco Cerritelli, Chiara Leva, Adele Alberti, Alessandro Stizzoli, Sara Costanzo, Carlotta Paola Maria Canonica, Francesca Destro, Gianvincenzo Zuccotti, Valeria Calcaterra, Gloria Pelizzo | Anno 2022

Trattamento Manipolativo Osteopatico Post-operativo in Bambini con Atresia Esofagea: Potenziali Benefici sui Parametri Antropometrici

Patologia:

Atresia esofagea

Tipo di studio:

Serie di casi

Data di pubblicazione della ricerca:

20-10-2022

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: descrivere l’uso dell’OMT in 5 bambini operati per atresia esofagea di tipo C in età neonatale
  • Outcome misurati: valutazione del range of motion (ROM) della spalla destra, dell’indice di massa corporea (IMC), del peso e dell’altezza

Partecipanti

  • Numero: 5
  • Descrizione: 5 bambini (1 femmina e 4 maschi) che hanno subito un intervento chirurgico dopo una diagnosi di atresia esofagea di tipo C.

Bambino di 5 anni, nato a termine con parto eutocico. Toracotomia laterale destra minimamente invasiva a 2 giorni di vita dopo diagnosi di atresia esofagea con fistola distale, a cui sono seguite due dilatazioni endoscopiche. Frequenti episodi di reflusso trattati farmacologicamente, più di 3 infezioni respiratorie all’anno e alcuni episodi di disfagia con i cibi solidi.

Bambina di 5 anni, nata con parto cesareo. Toracotomia laterale destra minimamente invasiva a 2 giorni di vita dopo diagnosi di atresia esofagea con fistola distale. Aveva anche un drenaggio della vena cava superiore sinistra nell’atrio sinistro e la sacralizzazione della prima vertebra coccigea con assenza delle altre. Molti episodi di reflusso gastroesofageo trattati con specifici farmaci e modificando la postura notturna. Più di 3 infezioni respiratorie all’anno.

Bambino di 3 anni, nato pretermine. Toracotomia laterale destra minimamente invasiva a 9 mesi dopo la nascita per diagnosi di atresia esofagea di tipo C, a cui sono seguite 3 dilatazioni endoscopiche per stenosi esofagea. Raramente ha mostrato reflusso gastroesofageo (per cui non sono stati usati particolari farmaci). Al massimo 3 infezioni respiratorie all’anno.

Bambino di 3 anni, nato tramite parto vaginale, piccolo per l’età gestazionale (SGA) con restrizione della crescita intrauterina (IUGR). Toracotomia laterale destra dopo diagnosi di atresia esofagea con fistola tracheo-esofagea a 2 giorni di vita, a cui però è seguita un’insufficienza respiratoria. Fundoplicatio a 1 anno e 7 mesi per trattare un reflusso gastroesofageo che non rispondeva ai farmaci. Ha subito 8 dilatazioni endoscopiche durante i follow-up di routine. Più di 3 infezioni respiratorie all’anno, seguiva una dieta specifica e spesso aveva sintomi di cibo bloccato nell’esofago.

Bambino di 7 anni, nato con nascita eutocica a 39 settimane. Toracotomia laterale minimamente invasiva a 1 giorni di vita dopo la diagnosi di atresia esofagea con fistola tracheo-esofagea. Alcuni episodi di reflusso trattati farmacologicamente e meno di 3 infezioni respiratorie all’anno.

Interventi e valutazioni

  • Valutazione prima di ogni trattamento di peso, altezza, IMC e ROM dell’arto superiore destro in elevazione tramite goniometro.
  • 6 sessioni di OMT nel giro di massimo 4 mesi.
  • OMT:
    • valutazione della resistenza ai movimenti passivi e individuazione di disfunzioni somatiche (aree non omogenee e non complianti) e restrizioni in aree quali ioide, laringe, esofago, sterno, costole e diaframma (aree coinvolte nell’atresia e nell’intervento chirurgico)
    • trattamento personalizzato mirato a: ripristinare il ROM fisiologico migliorando il movimento di cicatrici, costole, sterno, vertebre, fascia cervicale superficiale, ioide, laringe, diaframma e arto superiore; migliorare la capacità respiratoria e deglutitoria
    • tecniche di mobilizzazione articolare, dei tessuti molli, di rilascio miofasciale, di bilanciamento delle tensioni legamentose, nel campo craniale e viscerali
  • OMT eseguito da un osteopata con almeno 5 anni di esperienza pediatrica.

Risultati

  • Il 1° bambino ha ricevuto 6 trattamenti in 70 giorni: l’altezza è aumentata di 3,5cm, il ROM da 165° a 171°, mentre il peso è diminuito di 1kg così come l’IMC.
  • La 2° bambina ha ricevuto 6 trattamenti in 77 giorni. È cresciuta di 3cm mentre sia il ROM sia il peso sono rimasti stabili, il che ha comportato una riduzione dell’IMC.
  • Il 3° bambino ha ricevuto 3 trattamenti in 62 giorni. Non ha mostrato cambiamenti in altezza, peso e IMC, mentre invece il ROM è aumentato da 137° a 158°. Per problemi famigliari non sono stati effettuati altri trattamenti.
  • Il 4° bambino ha ricevuto 6 trattamenti in 85 giorni. L’altezza è aumentata di 3 cm, il peso di 800g, mentre l’IMC è rimasto costante. Anche il ROM è aumentato leggermente da 164° a 167°.
  • Il 5° bambino ha ricevuto 4 trattamenti in meno di 30 giorni. È cresciuto di 3cm in altezza, il peso è rimasto costante, l’IMC diminuito, mentre il ROM è aumentato da 150° a 160°. I trattamenti si sono fermati a causa delle vacanze estive.
  • Analisi ulteriori: la prima sessione di OMT ricevuta da questi bambini è avvenuta circa 5 anni dopo la toracotomia. I trattamenti non hanno mostrato effetti avversi. Solo una volta si è verificato un episodio di reflusso durante un trattamento, episodio risolto alzando la posizione della testa del paziente.
    Sono state riscontrate soprattutto: restrizioni in prossimità delle cicatrici legate all’intervento e ipomobilità del diaframma.

Discussione

L’OMT sembra in grado di aumentare il ROM dell’arto superiore destro e l’altezza dei bambini anche se eseguito anni dopo l’intervento chirurgico.

Nonostante l’uso di chirurgie minimamente invasive, la letteratura riporta comunque alterazioni nel ROM che necessitano di essere ben gestite in quanto possono collegarsi anche con altre conseguenze negative dell’intervento quali scoliosi, deformità toraciche ed elevazione scapolare.

I risultati ottenuti in questo studio, sulla scia di altri studi e revisioni passate che mostrano come l’OMT possa effettivamente avere effetti benefici sul ROM in caso di toracotomia, spingono quindi ad organizzare studi più articolati per verificare l’effettiva portata dell’OMT sul ROM e sulle altre possibili sequele negative post-chirurgiche.

Interessante è stato poi il risultato sulla crescita, in particolare di altezza, che ha comportato il passaggio dei bambini in percentili superiori (es. dal 10mo al 25mo) della popolazione. La letteratura suggerisce infatti che il 15% dei bambini che si sottopongono a chirurgia tendono a crescere meno. Dall’altra parte, sarebbe stato interessante valutare anche parametri legati alla composizione corporea (es. massa grassa e massa magra) in quanto possono aiutare a predire lo stato nutrizionale e svariati outcome clinici. Sebbene la crescita è influenzata da molti fattori, fra cui la crescita fisiologica e la nutrizione, tuttavia il fatto che sia stata l’altezza (e non il peso) ad aumentare in così poco tempo (anche meno di 2 mesi) permette di ipotizzare un ruolo dell’OMT.

Potenzialmente, l’OMT potrebbe aver favorito la crescita tramite una modulazione del sistema nervoso autonomico (stimolazione del ramo parasimpatico), un’induzione della guarigione tissutale a livello delle cicatrici post-chirurgiche (con riduzione della neuroinfiammazione locale) e una diminuzione dei fattori infiammatori presenti nella circolazione sanguigna e linfatica a causa della chirurgia e delle complicazioni avute negli anni seguenti. Naturalmente, servono studi più approfonditi per poter confermare queste affermazioni, le quali, dovessero rivelarsi vere, dovrebbero spingere a garantire interventi osteopatici ad età inferiori in modo da risolvere in maniera precoce simili disfunzioni. Questi studi devono necessariamente riguardare outcome più strutturali come, appunto, biomarcatori allostatici legati ai livelli di stress, di equilibrio autonomico, di infiammazione, di qualità della vita e di indicatori clinici.

Lo studio è limitato nell’essere stato eseguito solo su 5 bambini, fra loro anche eterogenei come età e quadri clinici post-operatori. La mancanza di un gruppo controllo comporta anch’esso dei limiti nelle conclusioni che possono essere tratte dallo studio. Infine, sarebbe risultato più preciso misurare il ROM tramite foto sui diversi piani (frontale e sagittale) e immagini della mobilità dello scheletro.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: espande la letteratura su OMT ed atresia esofagea; interessante la possibile correlazione fra OMT e aumento dell’altezza, tenuto conto del poco tempo (in media, i bambini crescono 4-7cm l’anno, ossia 0,3-0,6cm al mese, quindi meno di quanto qui rilevato); l’OMT si è mostrato un trattamento sicuro; utile la timeline delle sessioni di trattamento; accurata discussione sul possibile razionale sottostante gli effetti dell’OMT; buona descrizione dei limiti dello studio.

Limiti: come tutti i singoli casi, non sono generalizzabili; manca una descrizione di cosa e come è stato considerato un effetto avverso.

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