Daniel Martingano, Samantha Ho, Sharon Rogoff, Grace Chang, George C. Aglialoro | Anno 2019

Effetto del trattamento osteopatico sulla durata del travaglio in ospedale: uno studio prospettico e una revisione della letteratura

Ambito:

Gravidanza – Travaglio

Tipo di studio:

Studio pilota

Data di pubblicazione della ricerca:

01-06-2019

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: valutare gli effetti dell’OMT, assieme alla gestione ostetrica standard, sulla durata del travaglio
  • Outcome misurati:
    • primari: durata del travaglio, presenza di liquido amniotico tinto e bisogno di eseguire un parto cesareo

Partecipanti

  • Numero: 100 donne
  • Criteri di inclusione: donne con aspettativa di parto vaginale
  • Criteri di esclusione: presenza di controindicazioni assolute all’OMT durante il parto, fra cui addome acuto, pressione sanguigna > 160/110mmHg, disturbi visivi inspiegabili, sanguinamenti vaginali severi prima del parto, età gestazionale < 34 settimane, rifiuto del trattamento, somministrazione di magnesio solfato come profilassi per le convulsioni in caso di preeclampsia con caratteristiche severe o ipertensione gestazionale severa, programmazione di parto cesareo per condizioni ostetriche passate
  • Gruppi di studio: 2 gruppi
    • Gruppo 1: gestione ostetrica standard con OMT, 50 donne (età media 28 anni)
    • Gruppo 2: gestione ostetrica standard, 50 donne (età media 28 anni)
    • I gruppi hanno compreso donne di diversa etnia, in particolare ispanica, bianca, asiatica, mediorientale e nera

Interventi e valutazioni

  • Valutazione della durata del travaglio, della presenza di liquido amniotico tinto e del bisogno di eseguire un parto cesareo per mancato progresso del travaglio o mancata discesa
  • 1 sessione di OMT di non più di 20 minuti dopo l’ammissione all’unità di parto e travaglio
  • OMT: trattamento standardizzato mirato ad agire su specifiche componenti strutturali e neurovascolari messe sotto stress durante il travaglio
    • valutazione strutturale di T12-L2, sacro e arti inferiori, punti Chapman di utero e legamenti larghi dell’utero (valutazione ripetuta la prima mattina post-parto)
    • decompressione suboccipitale (X nervo craniale), rilascio dello stretto toracico superiore (drenaggio linfatico), sollevamento delle costole (T12), inibizione paraspinale (L1-2), inibizione sacrale (S2-4). Nel mentre, la donna trattata era incoraggiata a respirare profondamente
  • gestione ostetrica: tutte le donne hanno ricevuto anestesia epidurale e ossitocina per endovena ad un certo punto del travaglio. Le varie decisioni sono state prese in accordo con le linee guida dell’American College of Obstetricians and Gynecologists
  • OMT eseguito da 3 ostetriche osteopate
  • gestione ostetrica organizzata da un’ostetrica osteopata e attuata da ostetriche osteopatiche per il gruppo con OMT e da ostetriche allopatiche per il gruppo di controllo

Risultati

  • Outcome primari: il gruppo con OMT in aggiunta alla gestione ostetrica ha mostrato un tempo di travaglio inferiore rispetto al gruppo con sola gestione ostetrica standard in maniera statisticamente significativa (11,34 ore vs 16,57 ore).
    Tutti gli altri outcome non hanno mostrato differenze statisticamente significative, sia sul campione totale sia sui sottogruppi di donne primipare e multipare
  • Ulteriori analisi: prima del parto, il 90% delle donne ha mostrato punti Chapman positivi per l’utero e il 100% punti Chapman positivi per i legamenti larghi dell’utero. Dopo il parto, la percentuale di donne con punti Chapman positivi è scesa, rispettivamente, al 30% e al 5%

Discussione

L’OMT si è dimostrato in grado di agire positivamente sul tempo totale di travaglio, tenuto conto che è il protocollo di tecniche è stato pensato per agire su quegli aspetti strutturali e fisiologici che possono risentire particolarmente del processo del parto. Inoltre, l’uso di specifiche tecniche ha voluto seguire il principio farmacologico di usare la “minima concentrazione efficace” per ottenere un risultato importante e senza effetti avversi.
Benché un OMT personalizzato possa risultare più vicino alla realtà, proprio nella realtà clinica non sempre è possibile avere tempo e risorse per attuarlo, al contrario di un OMT definito da specifiche tecniche.

Dato che l’OMT è stato eseguito in concomitanza con l’anestesia epidurale, questi due interventi possono aver agito in maniera sinergica nel ridurre il tempo di travaglio. Nonostante questo approccio possa essere faticoso, però può favorire, da parte dell’operatore, la possibilità di stare vicino alla partoriente e supportarla.

Gli studi precedenti sul tema hanno evidenziato una riduzione del tempo di travaglio a fronte dell’OMT eseguito nel periodo intraparto. L’OMT eseguito solo nel periodo anteparto non sembra invece in grado di ridurre il tempo di travaglio.
Oltre ad avere un campione limitato, l’uso di ossitocina e di analgesia epidurale non permette di comprendere appieno l’effetto dell’OMT.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: calcolo della numerosità campionaria (quante persone reclutare); descrizione delle strutture/funzioni su cui le tecniche usate miravano ad agire; OMT mirato a specifici aspetti centrali nel parto/travaglio; OMT standardizzato facile da riprodurre in altri studi.
Buona discussione dello studio alla luce degli studi precedenti in modo da fare il punto sullo stato dell’arte in tema di OMT e gestione ostetrica del parto/travaglio

Limiti: non è chiaro su quali dati sia stato eseguito il calcolo della numerosità campionaria, non essendo nemmeno chiaro quale sia stato l’outcome primario (benché probabilmente sia stato il tempo del travaglio).
L’OMT standardizzato si allontana dalla pratica clinica, dove il trattamento tende ad essere personalizzato (benché gli autori sottolineino l’utilità di un OMT standardizzato data la delicatezza dell’ambito studiato)

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