Marco Chiera
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21/09/2022 - Ultimo aggiornamento 19/04/2024

T. Breithaupt, K. Harris, J. Ellis, E. Purcell, J. Weir, M. Clothier, D. Boesler | Anno 2001

Efficacia dell’OMT sulla siero-conversione a seguito di vaccinazione antinfluenzale

Ambito:

Siero-conversione post-vaccinazione antinfluenzale

Tipo di studio:

Trial randomizzato controllato

Data di pubblicazione della ricerca:

02-01-2001

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: valutare l’efficacia dell’OMT sulla siero-conversione a seguito di vaccinazione antinfluenzale
  • Outcome misurati:
    • primari: titolo anticorpale tramite ELISA e HIA

Partecipanti

  • Numero: 97 persone
  • Criteri di inclusione: volontari, sani e attivi fisicamente, studenti di osteopatia o residenti in strutture per anziani
  • Criteri di esclusione: controindicazioni alla vaccinazione antinfluenzale
  • Gruppi di studio: 4 gruppi ottenuti tramite randomizzazione
    • Gruppo 1: giovani con OMT, 18 persone (età media 26,9 anni)
      • 2 giovani sono stati persi al follow-up
    • Gruppo 2: giovani senza OMT, 18 persone (età media 27,2 anni)
      • 9 giovani sono stati persi al follow-up
    • Gruppo 3: anziani con OMT, 32 persone (età media 69,2 anni)
      • 4 anziani sono stati persi al follow-up
    • Gruppo 4: anziani senza OMT, 29 persone (età media 69,1 anni)
      • 3 anziani sono stati persi al follow-up

Interventi e valutazioni

  • Valutazione prima e 4 settimane dopo la vaccinazione della siero-conversione (titolo anticorpale) tramite prelievo sanguigno e analisi ELISA e HIA
  • 4 sessioni giornaliere di OMT post-vaccinazione
  • OMT: tecniche di pompa linfatica toracica (50 pompaggi al minuto per 5 minuti)
  • OMT eseguito da un medico specializzato in osteopatia o dai suoi tirocinanti

Risultati

Outcome primari: dopo le 4 settimane dalla vaccinazione, entrambi i gruppi OMT non hanno mostrato differenze rispetto ai gruppi di controllo.
L’unica differenza, rilevata con entrambi i metodi ELISA e HIA, è che i due gruppi di giovani hanno mostrato una produzione più che doppia di anticorpi rispetto ai due gruppi di anziani, in maniera staticamente significativa.

Discussione

Le tecniche di pompa linfatica applicate in questo studio non hanno sortito effetti sulla risposta anticorpale. In effetti, l’unico risultato è l’evidenziazione che gli anziani, sebbene quanto in salute e attivi fisicamente, hanno una produzione anticorpale inferiore della metà rispetto ai giovani.

Rispetto a studi passati che hanno mostrato un effetto favorevole dell’OMT sulla siero-conversione (es. in caso di epatite B), bisogna considerare diversi aspetti: in primis, ogni vaccinazione è diversa in quanto può essere singola o ripetuta nel tempo; la frequenza e la dose dell’OMT usata potrebbe non essere stata adeguata (nello studio sull’epatite B, l’OMT è stato applicato per due settimane dopo ogni inoculazione).

In secondo luogo, vi sono diverse tecniche di pompa linfatica e non necessariamente quella toracica potrebbe essere la più adatta (nello studio sull’epatite B l’OMT è stato applicato anche sulla milza). Inoltre, sembra che comunque serva tempo all’OMT per mostrare i suoi risultati (nello studio sull’epatite B, le differenze hanno iniziato a mostrarsi dopo svariate settimane).
Ora, dato che diversi studi riportano l’efficacia dell’attività fisica nel potenziare la circolazione linfatica e l’attività immunitaria e che altri studi mostrano l’utilità dell’OMT in caso di stasi linfatica e malattie respiratorie, le tecniche di pompa linfatica potrebbero avere effetti diversi, da valutare, in persone sedentarie, allettate o debilitate.

Infine, il presente studio ha valutato solamente una risposta anticorpale e non potenziali variazioni delle cellule immunitarie post-vaccinazione.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: valutazione sia di un gruppo di giovani sia di un gruppo di anziani; ottima discussione dei limiti dello studio, soprattutto in relazione a studi passati che hanno ottenuto risultati diversi.

Limiti: il sesso non è stato preso in considerazione, quando le donne hanno una reazione immunitaria diversa rispetto agli uomini, e anche maggiori rischi avversi, come riportato dagli studi di adversomica.
Oltre ai limiti espressi dagli autori, dato l’alto tasso di drop-out (le persone perse al follow-up) e le varie analisi per sottogruppi, per poter evidenziare concretamente risultati utili, i futuri studi devono essere molto più grandi e devono identificare a priori una minima soglia di cambiamento clinicamente significativa su cui definire la numerosità campionaria (quante persone reclutare).

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