Giovanni C. Licciardone | Anno 2021

Prevenire la progressione dal dolore cronico a quello diffuso e impatto sulla qualità della vita correlata alla salute: uno studio storico di coorte sull’assistenza medica osteopatica

Patologia:

Dolore Cronico

Tipo di studio:

Studio di coorte retrospettivo

Data di pubblicazione della ricerca:

23-09-2021

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: valutare se l’OMT sia in grado di prevenire la progressione della lombalgia cronica da dolore localizzato a dolore cronico diffuso e di ridurre, quindi, l’impatto del dolore sulla qualità della vita
  • Outcome misurati:
    • Primari: valutazione della presenza e dell’intensità di dolore cronico diffuso tramite il questionario Minimum Dataset for Chronic Low Back Pain
    • Secondari: valutazione della qualità della vita tramite Patient-Reported Outcomes Measurement Information System

Partecipanti

  • Numero: 462 persone (336 donne e 126 uomini)
  • Criteri di inclusione: nell’ambito del PRECISION Pain Research Registry, età 21-79 anni, con lombalgia cronica (dolore lombare da almeno 3-6 mesi con una frequenza di almeno metà dei giorni trascorsi negli ultimi 6 mesi), seguiti da un unico medico, aver completato tutti i quattro follow-up trimestrali (periodo di 12 mesi)
  • Criteri di esclusione: aver cambiato il medico di riferimento
  • Gruppi di studio: 2 classificazioni sulla base dei medici che hanno seguito le persone reclutate e dell’aver ricevuto in passato l’OMT
    • 1^ classificazione
      • Gruppo 1: seguiti da medici osteopati, 101 persone (77 donne e 24 uomini, età media 53,5 anni)
      • Gruppo 2: seguiti da medici allopatici, 361 persone (259 donne e 102 uomini, età media 52,4 anni)
      • Le persone nel gruppo 1 hanno riportato maggiormente di aver ricevuto manipolazioni spinali rispetto al gruppo 2
    • 2^ classificazione
      • Gruppo 1: non aver mai ricevuto l’OMT, 210 persone
      • Gruppo 2: aver forse ricevuto l’OMT ed essere stati seguiti da un medico allopatico, 179 persone
      • Gruppo 3: aver ricevuto l’OMT ed essere stati seguiti da un medico osteopata, 73 persone

Interventi e valutazioni

  • Le persone sono state seguite per 12 mesi (visita iniziale e 4 follow-up trimestrali)
  • Raccolta dati relativi a etnia, livello di educazione, abitudini, comorbidità, uso di chirurgia, uso di altre terapie non farmacologiche (es. agopuntura) e uso di farmaci
  • Valutazione all’inizio dello studio e ad ogni follow-up della presenza di dolore cronico diffuso tramite il questionario Minimum Dataset for Chronic Low Back Pain
    • Le persone sono state definite come prive di dolore diffuso se hanno riportato di “non essere affatto disturbate” da un simile dolore
    • Sommando le risposte ottenute nel tempo è stata valutata l’intensità del dolore diffuso
  • Valutazione all’inizio dello studio e ad ogni follow-up della qualità della vita tramite Patient-Reported Outcomes Measurement Information System
    • Sono stati valutati i punteggi relativi a funzionalità fisica, ansia, depressione, fatica, disturbi del sonno, partecipazione in ruoli e attività sociali e interferenza del dolore nelle attività

Risultati

  • Outcome primari: le persone seguite da un osteopata hanno riportato una presenza di dolore diffuso inferiore rispetto alle persone seguite da un medico allopatico in maniera statisticamente significativa (76,2% vs 87,3%). Questo risultato è rimasto tale anche dopo aver aggiustato l’analisi per possibili fattori confondenti (età, sesso, etc.).
    Per quanto riguarda la presenza di dolore diffuso sulla base dell’aver ricevuto o no l’OMT, le persone che l’hanno ricevuto l’OMT hanno mostrato, in maniera statisticamente significativa, una minor presenza di dolore diffuso rispetto a chi non ha mai usato l’OMT (71,2% vs 88,8%), ma il risultato non è più stato tale una volta aver aggiustato l’analisi per eventuali fattori confondenti. Le persone che invece forse hanno ricevuto l’OMT non hanno mostrato differenze rispetto a chi non l’ha mai usato.
    In merito all’intensità del dolore diffuso, con risultati statisticamente significativi, il gruppo seguito da osteopati ha riportato un’intensità inferiore rispetto al gruppo seguito da medici, così come coloro che hanno ricevuto l’OMT hanno riportato un’intensità inferiore sia rispetto a chi l’ha forse ricevuto sia rispetto a chi non l’ha mai ricevuto.
  • Outcome secondari: il gruppo seguito da osteopati ha riportato una maggiore qualità di vita su tutte le diverse scale rispetto al gruppo seguito da medici allopatici, risultato statisticamente significativo. Inoltre, il miglioramento è risultato clinicamente significativo per le seguenti scale: funzionalità fisica, ansia, depressione, disturbi del sonno, partecipazione in ruoli e attività sociali, interferenza del dolore nelle attività.
    Alla stessa maniera, le persone che hanno ricevuto l’OMT, rispetto a chi non l’ha mai ricevuto, ha riportato un miglioramento statisticamente e clinicamente significativo nelle scale di: funzionalità fisica, ansia, depressione, disturbi del sonno, partecipazione in ruoli e attività sociali, interferenza del dolore nelle attività.
    In entrambe le comparazioni, solo il punteggio legato alla fatica è risultato migliorato ma senza una significatività statistica.
    Il gruppo che forse ha usato l’OMT non ha invece mostrato miglioramenti rispetto a chi non l’ha mai usato.

Discussione

L’essere seguiti da un medico osteopata e/o l’aver ricevuto l’OMT nell’arco di 12 mesi è emerso come fattore protettivo nella progressione del dolore lombare da localizzato a diffuso nel resto del corpo. Infatti, sia la presenza di dolore diffuso sia la sua intensità sono risultate inferiori rispetto a chi non ha mai ricevuto l’OMT e/o è stato seguito da un medico allopatico.

La motivazione, molto probabilmente, risiede nell’approccio olistico proprio dell’osteopatia, per cui: da un lato, viene considerato sempre tutto l’organismo secondo il paradigma biopsicosociale e non semplicemente il dolore anatomicamente localizzato; dall’altro lato, vi è una maggiore tendenza a definire una relazione empatica col paziente che ne favorisca l’empowerment e la speranza.

A conferma di queste ipotesi può subentrare il risultato ottenuto con la qualità della vita, migliorata in tutte le sottoscale eccetto la fatica, sottoscale che hanno contemplato anche aspetti quali l’umore (ansia e depressione) o l’insonnia, oltre alla valutazione di quanto il dolore interferiva nelle attività quotidiane.

Un punto di forza dello studio è stato sicuramente l’uso di un registro digitale in cui sono stati raccolti dati dagli Stati Uniti del Nord America. Tuttavia, potrebbe essere utile implementare schede di valutazione ulteriori rispetto a quelle usate in modo da meglio riconoscere l’insorgenza di eventuali patologie specifiche (es. fibromialgia).

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: uso di dati presi direttamente dalla clinica e, pertanto, maggiormente generalizzabili rispetto ad un RCT (sicuramente più rigoroso, ma spesso lontano dalla pratica clinica quotidiana); sono stati considerati molteplici fattori confondenti nelle analisi per rilevare l’effettivo effetto dell’OMT; accurata descrizione metodologica e dell’analisi statistica.

Limiti: sarebbe interessante raccogliere anche la valutazione qualitativa dei pazienti, ossia come si sono trovati nei due gruppi (medici osteopati vs medici allopatici) in modo da meglio capire se il risultato sia legato effettivamente ad un approccio olistico da parte dell’OMT, alla relazione terapeutica, all’uso di tecniche maggiormente efficaci o ad altro.

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