Mark E Sandhouse, Diana Shechtman, Gregory Fecho, Elena M Timoshkin | Anno 2016

Effetto della medicina manipolativa osteopatica craniale sulla funzione visiva

Ambito:

Funzione visiva

Tipo di studio:

Trial randomizzato controllato pilota

Data di pubblicazione della ricerca:

01-11-2016

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: valutare gli effetti dell’OMT craniale sulla funzione visiva
  • Outcome misurati:
    • Primario: acuità visiva da distanza (anche tramite l’uso di lenti o occhiali correttivi), funzionalità del sistema di accomodamento (Donder push up test), stereoacuità locale, variazioni della grandezza della pupilla e funzionalità del sistema di vergenza

Partecipanti

  • Numero: 89 persone (75 donne e 14 uomini, età media 25,24 anni)
  • Criteri di inclusione: volontari studenti o impiegati dell’NSU Health Professions Division di Fort Lauderdale, Florida, età 18-35 anni, errore rifrattivo compreso fra 5 diottrie di miopia e 6 diottrie di ipermetropia con ogni grado di astigmatismo regolare, miglior acuità visiva corretta di almeno 20/40 per entrambi gli occhi, nessuna patologia oculare o sistemica diagnostica, non essere incinta (o quantomeno, non saperlo), nessun trauma alla testa o trauma cranico con lesione cerebrale, non aver mai ricevuto OMT craniale, non essere stato reclutato in nessuno studio pilota passato
  • Criteri di esclusione: studenti del College of Osteopathic Medicine e del College of Optometry dell’NSU Health Professions Division di Fort Lauderdale, Florida
  • Gruppi di studio: due gruppi ottenuti tramite randomizzazione
    • Gruppo 1: OMT, 47 persone (10 femmine e 16 maschi, età media 11,8 mesi)
    • Gruppo 2: trattamento sham (fittizio), 42 persone (11 femmine e 13 maschi, età media 12,4 mesi)

Interventi e valutazioni

  • Valutazione delle asimmetrie craniali a livello delle sincondrosi sfenobasilari (coloro ritrovati senza asimmetrie non sono stati inclusi) al reclutamento e dopo ogni intervento
  • Valutazione dell’acuità visiva da distanza (anche tramite l’uso di lenti o occhiali correttivi), del sistema di accomodamento (Donder push up test), della stereoacuità locale, della grandezza della pupilla, del sistema di vergenza e retinoscopia al reclutamento, dopo ogni intervento e ad ogni follow-up
  • Alla fine della fase di intervento dello studio, somministrazione di un questionario per capire se i partecipanti avevano intuito a quale gruppo appartenere
  • Al massimo 8 sessioni settimanali di OMT o trattamento sham da 5 minuti e 8 visite di follow-up
    • le persone passavano anticipatamente alla fase di follow-up se la disfunzione somatica craniale veniva considerata risolta
  • OMT craniale: bilanciamento delle tensioni membranose per correggere le disfunzioni delle sincondrosi sfenobasilari trovate durante la valutazione
  • Trattamento sham: tocco leggero applicato al cranio
  • Valutazioni del cranio e OMT craniale eseguite da un unico osteopata con più di 16 anni di esperienza
  • Per ogni persona, valutazioni oftalmiche pre- e post-intervento eseguite dallo stesso optometrista

Risultati

Outcome primari: rispetto al reclutamento, entrambi i gruppi hanno mostrato miglioramenti statisticamente significativi nell’acuità visiva per entrambi gli occhi, così come riduzione statisticamente significative nella stereoacuità locale, nella funzionalità del sistema di accomodamento e nella funzionalità del sistema di vergenza in relazione alla capacità di convergere gli occhi su un obiettivo vicino.

Nel confronto fra gruppi, l’OMT ha mostrato in maniera statisticamente significativa una peggior funzionalità del sistema di vergenza (maggior aumento della distanza dal naso a cui la vista iniziava a sdoppiarsi) e un aumento della grandezza della pupilla sotto luce intensa.
Non sono stati rilevati effetti avversi.

Discussione

Lo studio ha mostrato come sia il tocco leggero sia l’OMT craniale siano in grado di influenzare la funzionalità visiva a diversi livelli. Potenzialmente, questi effetti sono stati mediati da un’influenza sulla forma degli occhi, sulla loro mobilità e sull’innervazione autonomica.

La valutazione della sincondrosi sfenobasilare potrebbe invece spiegare gli effetti rilevati anche nel trattamento sham.
Servono quindi studi che valutino l’effettiva influenza della sola valutazione della sincondrosi sfenobasilare e che comparino l’OMT con un gruppo di controllo che non riceve alcun intervento. Inoltre, potrebbero essere utili ulteriori valutazioni oftalmiche per, ad esempio, dividere le persone reclutate in miopi o ipermetropi o, quantomeno, per stratificare i risultati in relazione alla condizione visiva.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: descrizione accurata delle valutazioni usate per permetterne una riproduzione; è stato valutato se i partecipanti hanno capito a quale gruppo appartenevano; flow chart che spiega chiaramente come è stato condotto lo studio.

Limiti: i partecipanti che hanno completato lo studio hanno ricevuto 250$, il che potrebbe aver indotto un discreto effetto placebo/nocebo; il campione prevalentemente femminile impedisce di estendere i risultati anche agli uomini.
Mancanza di una discussione sia sull’effettiva realtà dei meccanismi fisiologici sottostanti agli effetti rilevati sia, e soprattutto, sull’impatto delle modifiche visive rilevate, in particolare sui peggioramenti; non riconoscimento dell’importanza e possibile efficacia del tocco leggero in se stesso (i suoi effetti sembrano infatti essere dati esclusivamente alla valutazione della sincondrosi sfenobasilare).

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