Letícia Bojikian Calixtreab, Monica Ambiel Rezende, Danilo Harudy Kamonseki, Ana Beatriz de Oliveira | Anno 2021

Effetti del rilascio miofasciale applicato ai muscoli del collo e all’allenamento dei flessori craniocervicali in pazienti con TMD miofasciale cronico: uno studio self-controlled

Patologia:

Disturbi temporo mandibolari

Tipo di studio:

Studio self-controlled (i partecipanti sono i controlli di se stessi)

Data di pubblicazione della ricerca:

28-05-2021

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: valutare l’efficacia della tecnica strain-counterstrain combinata con esercizi di stabilizzazione in persone con disturbo temporomandibolare miofasciale
  • Outcome misurati:
    • Primario: valutazione della soglia di dolore tramite test della soglia di dolore alla pressione
    • Secondari: valutazione del massimo dolore avvertito durante l’ultima settimana tramite Numeric Pain Rating Scale (NPRS) da 0 a 10, dell’apertura buccale tramite calibro analogico, della funzionalità mandibolare tramite versione brasiliana del Mandibular Function Impairment Questionnaire (MFIQ) e della funzionalità dei muscoli flessori profondi del collo tramite test di flessione

Partecipanti

  • Numero: 14 donne
  • Criteri di inclusione: donne, età 18-40 anni, con dolore oro-facciale di intensità almeno di 3 valutata tramite NPRS, per almeno 3 mesi e con trigger point nella muscolatura superficiale del collo; al momento del reclutamento, diagnosi di dolore da disturbo temporomandibolare miofasciale da parte di un fisioterapista con 6 anni di esperienza e ricerca in quest’ambito, con presenza di almeno un trigger point, attivo o latente, in uno dei seguenti muscoli: sternocleidomastoideo, suboccipitale e trapezio superiore
  • Criteri di esclusione: fibromialgia, storia di trauma o chirurgia al collo o all’articolazione temporomandibolare, aver ricevuto terapia dentale o fisioterapia per disturbo temporomandibolare negli ultimi 6 mesi
  • Gruppi di studio: 1 gruppo
    Gruppo 1: trattamento, 14 donne (età media 23,9 anni)

Interventi e valutazioni

  • Valutazione al reclutamento, dopo 3 settimane e alla fine dello studio (ossia dopo altre 5 settimane) della soglia di dolore tramite test della soglia di dolore applicato ai masseteri e ai muscoli temporali, del massimo dolore avvertito durante l’ultima settimana tramite NPRS, dell’apertura buccale tramite calibro analogico, della funzionalità mandibolare tramite MFIQ e della funzionalità dei muscoli flessori profondi del collo tramite test di flessione craniocervicale con l’ausilio di un dispositivo a biofeedback pressorio
  • 10 sessioni, 2 volte a settimana per 5 settimane, di trattamento da 30 minuti
  • Trattamento: tecnica di strain-counterstrain diretta ai trigger point, associata ad esercizi di stabilizzazione per i muscoli flessori craniocervicali
  • Valutazioni eseguite da un fisioterapista e trattamenti eseguiti da un secondo fisioterapista
    • entrambi i fisioterapisti si sono allenati nel riconoscimento dei trigger point

Risultati

  • Outcome primario: il trattamento ha favorito un aumento della soglia dolorifica statisticamente significativo con un effect-size (rilevanza effettiva del risultato ottenuto) grande. In particolare, alla fine del periodo di trattamento è aumentata la soglia di dolore a livello del massetere e del muscolo temporale sinistro. Per quanto concerne il massetere e il muscolo temporale destro, vi è stato un miglioramento durante tutto lo studio.
  • Outcome secondari: il trattamento ha favorito una riduzione statisticamente significativa del massimo dolore avvertito durante l’ultima settimana con un effect-size grande. Allo stesso modo, con risultati statisticamente significativi e definiti da grandi effect-size, il trattamento ha favorito un miglioramento della funzionalità mandibolare e dei muscoli flessori craniocervicali. Al contrario, non sembra aver inciso in maniera statisticamente significativa sull’apertura buccale, benché durante tutto lo studio sia aumentata.

Discussione

Un intervento composto da una tecnica manipolativa e da esercizi di stabilizzazione della muscolatura ha mostrato di poter agire positivamente sul disturbo temporomandibolare miofasciale cronico, sia in maniera statisticamente significativa sia, soprattutto, in maniera clinicamente significativa, in quanto tutti i risultati positivi ottenuti sono stati maggiori rispetto alle soglie minime che indicano un miglioramento clinico reale nella condizione dei pazienti. Anche l’apertura buccale è risultata aumentata di un valore clinicamente importante.

Benché sui trigger point ci sia molto dibattito, l’aver ottenuto risultati positivi con tecniche dirette specificamente ai trigger point fa propendere verso un loro ruolo primario.

Sono necessari studi che approfondiscano maggiormente questi risultati, così come il ruolo dei trigger point nel disturbo temporomandibolare miofasciale e l’efficacia di altre tecniche. Inoltre, servono studi che colmino i limiti della ricerca attuale, quali, ad esempio, il reclutamento di un campione più vario e l’uso di uno o più gruppi di controllo.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: buona descrizione della natura del disturbo temporomandibolare miofasciale e dell’utilità di un approccio manipolativo; buona descrizione della metodologia dello studio; risultati clinicamente significativi; buona discussione a fronte della letteratura disponibile; buona discussione dei limiti dello studio.
Per ogni test usato è stata riportata la minima differenza clinicamente importante (MCID) o rilevabile, valore necessario per comprendere la portata clinica di un risultato e calcolare correttamente una buona numerosità campionaria (quante persone reclutare), come è stato effettivamente fatto.

Limiti: campione piccolo; è difficile riconoscere se abbia avuto maggiore effetto la tecnica manipolativa o gli esercizi di stabilizzazione; dato che alcuni miglioramenti sono avvenuti anche solo nel periodo di baseline (le 3 settimane precedenti all’intervento), non è da escludere che ci fosse già in corso un miglioramento; manca un follow-up per valutare la durata dei risultati ottenuti.
Dato il tema delicato, vi è una descrizione un po’ povera relativa alla natura fisiologica dei trigger point e su possibili meccanismi d’azione ulteriori alla base dei risultati ottenuti.

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