Thu-Van Attali, Michel Bouchoucha, Robert Benamouz | Anno 2014

Trattamento della sindrome dell’intestino irritabile refrattaria con osteopatia viscerale: risultati a breve e lungo termine di uno studio randomizzato

Patologia:

Colon irritabile e Colite

Tipo di studio:

Trial controllato randomizzato con crossover

Data di pubblicazione della ricerca:

14-12-2014

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: valutare l’efficacia dell’OMT viscerale in caso di IBS refrattaria
  • Outcome misurati:
    • Primari: sintomi di stipsi, diarrea, distensione addominale e dolore addominale tramite VAS e valutazione qualitativa della depressione, tempo di transito intestinale totale e colonico, sensitività rettale.

Partecipanti

  • Numero: 31 persone (23 donne e 8 uomini, età media 50 anni)
  • Criteri di inclusione: adesione volontaria di pazienti di centri specialistici con diagnosi di IBS (secondo i criteri Roma III) considerati refrattari, ossia che non avevano mostrato miglioramenti nonostante l’uso di molte terapie, anche aggressive, oppure che si mostravano particolarmente insoddisfatti della loro situazione attuale; esclusione di malattie organicheG
  • Guppi di studio: due gruppi ottenuti tramite randomizzazione
    • Gruppo 1: trattamento sham (fittizio) seguito da OMT viscerale, 16 persone;
    • Gruppo 2: OMT viscerale seguito da trattamento sham, 15 persone;
    • Tutti avevano sintomi che duravano per più di 3 mesi all’anno da almeno 2 anni;
    • Solo una persona aveva ricevuto in passato un trattamento osteopatico.

Interventi e valutazioni

  • Valutazione all’inizio dello studio dei sintomi tramite un questionario sui disordini gastrointestinali funzionali come definito dai criteri Roma III;
  • All’inizio dello studio, dopo le prime 3 sessioni e alla fine dello studio le persone sono state esaminate per valutare il tempo di transito intestinale totale e colonico, sensitività rettale (manometria anorettale) e intensità del dolore secondo la scala VAS in 9 segmenti addominali;
  • Durante le 12 settimane dello studio e per 1 anno dopo l’ultima sessione, le persone dovevano tenere un diario giornaliero dove annotare, secondo una scala VAS di 10cm, l’intensità o gravità di stipsi, diarrea, distensione addominale e dolore addominale
  • 3 sessioni di OMT viscerale e 3 sessioni di trattamento sham, tutte di 45 minuti e distanziate 2 settimane l’una dall’altra
    • Il gruppo 1 ha ricevuto prima le 3 sessioni di trattamento sham e in seguito le 3 sessioni di OMT viscerale;
    • Il gruppo 2 ha ricevuto prima le 3 sessioni di OMT viscerale e in seguito le 3 sessioni di trattamento sham;
  •  OMT viscerale: tecniche iniziali globali sull’addome, tecniche locali sulla base della sensitività al dolore delle persone, tecniche sacrali;
  • Sham: tecniche simili all’OMT viscerale nei movimenti, ma senza mobilizzazione degli organi interni (in pratica, un massaggio superficiale);
  • Tutti i trattamenti sono stati eseguiti da un unico osteopata esperto.

Risultati

Outcome primari: mentre il gruppo 1 ha manifestato miglioramenti statisticamente significativi nella distensione e nel dolore addominale con il trattamento sham, e in distensione addominale, dolore addominale e diarrea dopo l’OMT viscerale, il gruppo 2 ha mostrato miglioramenti statisticamente significativi in stipsi, diarrea, distensione addominale e dolore addominale solo dopo l’OMT viscerale (in pratica, il trattamento sham seguente all’OMT non ha comportato ulteriori miglioramenti).

Dopo l’ultima sessione, i sintomi di stipsi, diarrea, distensione e dolore addominale sono risultati diminuiti in maniera statisticamente significativa, col dolore diminuito in 7 su 9 segmenti addominali.
Dopo 1 anno dall’ultima sessione, i sintomi di diarrea, distensione e dolore addominale sono risultati ancora inferiori in maniera statisticamente significativa rispetto all’inizio dello studio, mentre i sintomi di stipsi, benché anch’essi più bassi rispetto all’inizio, non hanno raggiunto la significatività statistica.

Non sono state evidenziate differenze nei sintomi depressivi fra prima e dopo lo studio.
L’OMT viscerale ha ridotto in maniera statisticamente significativa la sensitività rettale, a differenza del trattamento sham, mentre nessuno dei trattamenti ha ridotto il tempo di transito intestinale in maniera importante.
Non sono stati riportati effetti avversi dovuti ai trattamenti

Discussione

Rispetto al trattamento sham, l’OMT viscerale si è dimostrato in grado di ridurre sintomi legati a diarrea, distensione addominale e dolore addominale, benché non abbia avuto le medesime ripercussioni sui sintomi depressivi che spesso caratterizzano chi soffre di IBS.
Dopo 1 anno dall’ultima sessione, solo il dolore addominale è rimasto allo stesso livello raggiunto dopo la fine dei trattamenti: sia i sintomi di distensione addominale, di diarrea e soprattutto di stipsi hanno avuto una tendenza ad aumentare, benché siano rimasti inferiori rispetto a prima dei trattamenti.

Di particolare importanza è la riduzione della sensitività rettale grazie all’OMT in quando l’IBS sembra proprio essere caratterizzata da un’alta ipersensibilità viscerale, tant’è che la sensitività rettale viene considerata un mezzo per discriminare fra l’IBS e altre malattie gastrointestinali. L’OMT potrebbe agire sulla sensitività rettale grazie alle stimolazioni dirette alle fibre nervose afferenti ed autonomiche, benché la questione necessiti studi più approfonditi.

Di contro, sembra che il tempo di transito intestinale non sia un parametro utile a valutare la gravità dell’IBS, né sembri differire rispetto alla normalità, se non in casi particolarmente gravi.

Da una breve analisi, sembra che i pazienti non siano riusciti a discriminare fra OMT e trattamento sham, benché alcuni pazienti abbiano notato delle differenze: anzi, qualche paziente ha riportato di preferire lo sham in quanto meno doloroso dell’OMT

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: valutazioni a breve e a lungo termine riportano l’utilità dell’OMT viscerale in caso di IBS refrattaria; il trattamento sham è stato strutturato per essere molto simile all’OMT; gli autori, tramite i risultati ottenuti, hanno ottenuto dati utili per calcolare la numerosità campionaria per futuri studi su OMT e IBS; gli autori sottolineano l’importanza di strutturare correttamente un trattamento sham e di utilizzare questionari per chiedere ai soggetti reclutati come valutano i trattamenti ricevuti, così da capire se rimangono “ciechi” al trattamento o comprendono quale trattamento hanno ricevuto.

Limiti: il campione studiato è piccolo e l’aver misurato molti outcome diversi può rendere meno affidabili le conclusioni ottenute (in statistica, più test si fanno e più aumenta la probabilità di trovare un risultato); nonostante la natura esplorativa dello studio, sarebbe stato bene definire un outcome primario specifico con ricadute cliniche e presentarlo adeguatamente all’inizio dell’articolo.

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