Lindsay Dixon, Kathryn Fotinos, Emilia Sherifi, Sachinthya Lokuge, Alexa Fine, Melissa Furtado, Leena Anand, Katharine Liberatore, Martin A Katzman | Anno 2020

Effetto della terapia manipolativa osteopatica sul disturbo d’ansia generalizzato

Patologia:

Disturbo d'ansia generalizzato

Tipo di studio:

Trial non randomizzato

Data di pubblicazione della ricerca:

01-03-2020

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Scopo dello studio

  • Obiettivo: valutare l’efficacia dell’OMTh come trattamento aggiuntivo nella gestione del disturbo d’ansia generalizzato
  • Outcome misurati:
    • Primari: cambiamento nella gravità dell’ansia misurato tramite Hamilton Anxiety Scale (HAM-A), somministrabile solo da un esperto
    • Secondari: cambiamento nei sintomi d’ansia tramite Beck Anxiety Inventory (BAI) e nell’incapacità di tollerare eventi incerti tramite Intolerance for Uncertainty Scale (IUS), questionari di auto-valutazione dei sintomi

Partecipanti

  • Numero: 26 persone (20 donne e 6 uomini, età media 41,4 anni)
  • Criteri di inclusione: età 18-65 anni, diagnosi primaria di disturbo d’ansia generalizzato moderato-grave, non hanno manifestato una remissione seguendo un trattamento standard di almeno 8 settimane, punteggio della scala HAM-A ≥ 20 allo screening e all’inizio dello studio.
  • Criteri di esclusione: altre diagnosi primarie di Asse I secondo il DSM-IV nei 6 mesi precedenti; punteggio della scala HAM-A ≥ 15; ricevere altri trattamenti manuali; abuso o dipendenza da alcool o droghe attuale o nei 6 mesi precedenti; storia di mania o ipomania secondo il DSM-IV; storia di disturbo bipolare, disturbo di personalità o disturbo psicotico; disturbo cognitivo o demenza nei 6 mesi precedenti; possibile rischio di suicidio; gravidanza o allattamento in corso; intenzione di rimanere incinta prima, durante o 30 giorni dopo l’inizio dello studio; cambiamenti nelle terapie ricevute (farmaci o psicoterapia) durante lo studio; presenza di altre malattie organiche di rilievo o gravi (es. malattie cardiache, endocrine, gastrointestinali, infettive, insufficienza epatica o renale, disordini metabolici, neoplasie, malattie neurologiche, polmonari o vascolari).
  • Gruppi di studio: un unico gruppo di trattamento
    • OMTh, 26 persone
      • 3 persone hanno lasciato lo studio (1 per condizioni mediche prima di iniziare e 2 drop-out per difficoltà nel presentarsi alle visite);
      • presenti problemi di tensioni muscolari (24 persone), insonnia o problemi del sonno (24 persone), lombalgia (18 persone), sindrome del colon irritabile (17 persone)
      • presenti comorbidità psichiatriche: disturbo depressivo maggiore (24 persone), disturbo di panico con sintomi limitati (15 persone), disturbo d’ansia sociale (15 persone), agorafobia (3 persone), fobie specifiche (3 persone), disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività dell’adulto (3 persone), disturbo da stress post-traumatico (2 persone), disturbo ossesso-compulsivo (2 persone)

Interventi e valutazioni

  • Valutazione allo screening per confermare la diagnosi primaria di disturbo d’ansia generalizzato tramite Mini International Neuropsychiatric Interview versione 6.0.0);
  • valutazione allo screening e 1 settimana dopo l’ultima sessione tramite HAM-A e Hamilton Depression Rating Scale (HAM-D)
    valutazione tramite HAM-A, BAI e IUS prima di ogni visita di OMTh;
  • 5 sessioni di OMTh in un tempo di 8-9 settimane secondo la seguente cadenza: 1 settimana dopo lo screening; 3 visite settimanali; 2 visite quindicinali;
  • prima visita di 1 ora e mezza, mentre visite successive di 60 minuti, di cui 15 dedicati alla valutazione generale dello stato della persona;
  • OMTh: trattamento a black-box, ossia personalizzato sulle esigenze del paziente. Valutazione complessiva di postura, mobilità e palpazione di colonna vertebrale, articolazioni, ossa craniali, meningi, fascia e visceri per rilevare le principali restrizioni tissutali da trattare tramite tecniche sui tessuti molli, viscerali, craniali, osteoarticolari, di rilascio miofasciale diretto o indiretto, ad energia muscolare;
  • OMTh eseguito da un unico osteopata;
  • valutazioni mediche e psichiatriche eseguite da uno psichiatria.

Risultati

  • Outcome primario: nei 23 pazienti che hanno completato lo studio, l’OMTh ha favorito una riduzione statisticamente significativa dell’ansia misurata tramite HAM-A fra la prima e l’ultima visita (da 26,19 ± 3,88 a 11,29 ± 6,11, tenuto conto di un range da 0 a 56). Il medesimo risultato è stato ottenuto considerato anche i 2 pazienti che hanno avuto un drop-out.
    In sostanza, 16 pazienti su 26 hanno ridotto il loro stato d’ansia, mentre 7 hanno raggiunto una remissione (HAM-A ≤ 7)
  • Outcome secondari: nei 23 pazienti che hanno completato lo studio e nei 2 che non lo hanno completato, l’OMTh ha ridotto in maniera statisticamente significativa l’intolleranza verso eventi incerti misurata tramite lo IUS. Al contrario, non sono state riscontrate differenze nei sintomi d’ansia valutati tramite BAI.

Discussione

L’OMTh ha mostrato di poter influenzare positivamente, fino alla remissione, il disturbo d’ansia generalizzato in persone refrattarie a trattamenti standard.
In particolare, l’OMTh sembra in grado di poter facilmente agire su quei network neurobiologici, che la ricerca ci sta mostrando essere legati anche allo stato di salute del resto dell’organismo, che permettono alle persone di meglio inquadrare cognitivamente la situazione in cui si trovano, come interpretarla e come comportarsi di conseguenza.
Le due scale HAM-A e IUS tendono infatti a valutare maggiormente gli aspetti cognitivi dell’ansia, mentre la scala BAI è più spostata sulle sensazioni fisiologiche avvertite durante un attacco d’ansia, o quantomeno sulla paura e il fastidio associati all’ansia.

Tuttavia, la caratterizzazione delle scale per i disturbi d’ansia è alquanto complessa e, pertanto, altre ragioni possono spiegare la differenza dei risultati ottenuti, senza contare che i punteggi BAI all’inizio dello studio sono stati piuttosto bassi.

Per confermare i risultati ottenuti, serviranno studi con gruppi di controllo e che valutino anche l’influenza di fattori quali interazione terapeuta-paziente (effetto placebo), attività fisica e dieta, tutti in grado di poter agire significativamente sugli stati d’ansia.

La recensione di Osteopedia

A cura di Marco Chiera

Punti di forza: risultati molto interessanti per un problema sempre più diffuso e che spesso viene trattato agendo solo “sulla testa”; l’approccio black-box, benché riduca la replicabilità sperimentale, è vicino alla clinica quotidiana e rappresenta, quindi, l’effettiva pratica osteopatica; descrizione metodologica molto dettagliata; analisi statistica ben articolata; la scelta di uno specifico endpoint clinico per valutare l’outcome permette di costruire in futuro ulteriori studi più ampi e strutturati.

Limiti: il campione piccolo e la mancanza di un gruppo di controllo (fatto comprensibile per uno studio esplorativo) impediscono di generalizzare i risultati e di escludere che gli effetti siano dovuti ad un effetto placebo (anche se dobbiamo ricordarci che le persone reclutate non avevano avuto risultati con i trattamenti standard); sarebbe stato interessante vedere il quadro fisiologico e psichiatrico dei pazienti anche alla fine dello studio; descrizione della cadenza temporale delle valutazioni tramite questionari leggermente “caotica”.

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