silvia tuscano | 28/09/2026

Waterman Samuel SWEET

1776 – 1857

Bonesetter

Fu un noto aggiustaossa, membro della dinastia britannica degli Sweet, alcuni dei quali emigrarono in America nel 1630. Waterman, figlio di Samuel e nipote di Matthew, nacque l’8 aprile 1776 a Johnston, nei pressi di Providence, Rhode Island.

Fu un bambino molto cagionevole di salute e soggetto a frequenti mal di testa, venne battezzato nella religione battista quando i genitori si convertirono e nel corso dell’esistenza fu sempre molto religioso. Il padre faticava molto a mantenere la famiglia e continuava a trasferirsi e lanciarsi in nuove imprese, e Waterman crebbe in un clima d’incertezza. Quando ebbe quattordici anni cominciò ad aggiustare le ossa, accompagnando il padre nelle visite e agendo autonomamente quando il genitore era assente. Si sposò e avviò una fattoria, vendendo i prodotti delle coltivazioni, ma il suo successo come aggiustaossa continuò a crescere, tanto che nel 1829 divenne un bonesetter itinerante, talmente richiesto che dovette chiamare il figlio per fargli da assistente.1

Un annuncio pubblicato nel 1830 recitava:

Waterman Sweet, bonesetter, spera di incontrare l’approvazione di tutti coloro che avessero necessità di consultarlo. Lo si potrà trovare alla Market Cellar, dove dispone anche di molto buon burro da vendere, adatto a essere portato in tavola.2

Scrisse due libri: il primo intitolato Essay on the Science of Bonesetting fu un saggio autobiografico sulla scienza di aggiustare le ossa contenente diverse testimonianze di pazienti soddisfatti, pubblicato nel 1829, e il secondo, intitolato Views of Anatomy; and Practice of Bonesetting uscì nel 1844 per difendere la categoria degli aggiustaossa. In questo volume Waterman Sweet illustrò con un linguaggio semplice alcuni principi pratici della manipolazione, definita nel titolo come un processo meccanico diverso dalle conoscenze teoriche, esponendo anche altre sue convinzioni, come l’idea che molti tra i farmaci somministrati all’epoca dai medici regolari fossero controproducenti, che gli stessi medici non avessero sufficiente esperienza del corpo vivente per diagnosticare correttamente le dislocazioni e infine che l’uomo fosse una macchina meravigliosa il cui funzionamento poteva essere compromesso dall’ostruzione nella circolazione dei fluidi.

Uno dei suoi figli si trasferì nel Missouri, dove fu attivo come bonesetter.3

Attinenza con le idee dell’osteopatia

Anche se non è provato che Andrew Taylor Still abbia mai letto le opere di Waterman Sweet, restano sorprendenti alcune similitudini fra le teorie di questi due uomini. Per esempio, entrambi:

  • si dichiararono appassionati autodidatti nello studio dell’anatomia;
  • guardarono al corpo umano come a una sofisticatissima macchina, vedendo l’origine delle malattie nell’ostruzione della libera circolazione dei fluidi;
  • sostennero che la loro arte non potesse essere appresa dai libri;
  • videro nel sangue un principio fondamentale della vita;
  • ritennero che la causa dei sintomi andasse ricercata nell’azione limitata ed eccitata dei nervi che controllano non solo i fluidi corporei ma anche i muscoli e i legamenti.4

• Sweet, Waterman. An Essay on the Science of Bonesetting. Schenectady, New York, USA 1833.

• Sweet, Waterman. Views of Anatomy; and Practice of Bonesetting; by a Mechanical Process, Different from All Book Knowledge. Schenectady, New York, USA 1844.

Risale al 1630 la storia della famiglia Sweet in America, molti dei cui membri praticarono l’arte di sistemare le ossa accanto alle rispettive professioni di agricoltore, meccanico, fabbro, bracciante o pescatore. I nomi ricorrenti di generazione in generazione sono riportati insieme a numerosi aneddoti nella genealogia fornita da Thomas Hazard,5 e benché sia complicato ricostruire la storia con precisione,6 secondo il dr. Robert Joy7 il capostipite James Sweet, originario del Galles, giunse sull’altra sponda dell’oceano insieme ad altri coloni europei e tramandò il suo “dono” al figlio Benoni (1663-1751) che divenne capitano nell’esercito inglese. Il figlio di Benoni, James, ereditò la professione e la trasmise a sua volta al figlio Job che al tempo della rivoluzione americana (1775-1783) venne chiamato a Newport per sistemare le ossa dislocate degli ufficiali francesi, visto che i chirurghi militari non erano capaci di farlo. Si narra che dopo la Rivoluzione americana Job Sweet venne convocato dal colonnello Aaron Burr affinché sistemasse l’anca della figlia e fu molto restio a salire nella carrozza che avevano mandato per lui, non avendo mai prima di allora viaggiato in un veicolo chiuso. Arrivato nella splendida magione del colonnello fu condotto dalla ragazza che al vederlo si spaventò, ma si tranquillizzò quando sopraggiunse il medico di famiglia il quale concordò di effettuare l’operazione il giorno successivo alle dieci di mattina, alla presenza di altri medici. Siccome Job non aveva simpatia per le persone dotte, chiese di poter parlare alla paziente alla sera, in presenza del padre, e ricevette l’autorizzazione a posarle la mano sull’anca. Dopo aver sistemato l’osso in pochi minuti chiese alla ragazza di alzarsi e camminare, cosa che con grande sorpresa riuscì a fare.

Pur non avendo mai dissezionato un cadavere Job Sweet, condotto da un medico a Boston a vedere qualche preparazione anatomica, si accorse che un ossicino del piede di uno scheletro umano era montato alla rovescia.

Job ebbe molti figli, due dei quali divennero aggiustaossa: Benoni che si trasferì nel Connecticut e Jonathan che operò a Wakefield nel Rhode Island e poi lasciò l’attività al figlio Job (1792-1827) che oltre all’attività di fabbro sistemava le ossa chiedendo solo il rimborso del tempo perso nell’officina. Job si trasferì a Boston, e fu sostituito dal fratello William, forse uno dei più celebri della famiglia, il quale poi lasciò il campo a un altro fratello, John. Nell’autunno del 1828 o del 1829, dopo essersi lesionato il ginocchio, un paziente si rivolse a John Sweet e ne descrisse la tecnica come segue:

Sweet si inginocchiò davanti a me e afferrò il mio piede appoggiandolo nell’incavo della mano, lo torse in modo che le dita fosse rivolte alquanto verso l’esterno. Poi applicò una pressione con l’altra mano sulla gamba, appena sopra il ginocchio lesionato, imprimendo al piede un movimento veloce e improvviso nella giusta direzione e portando il tallone in contatto con la parte inferiore del mio corpo, un movimento che ripeté per tre volte in rapida successione.

A quel punto Sweet si dichiarò sicuro che l’arto sarebbe guarito, pur necessitando inizialmente di fasciatura e linimenti. In un’altra occasione, per curare una distorsione alla caviglia, John Sweet si mise in ginocchio davanti al paziente seduto, collocò la suola del piede del paziente sulla propria spalla e impresse una spinta in avanti talmente violenta, che quasi rovesciò all’indietro la sedia. Poi chiese al paziente di alzarsi e quest’ultimo, sebbene un po’ esitante, obbedì e con sorpresa riuscì camminare senza alcun ausilio. Nessuno dei bonesetter della famiglia Sweet manifestò il desiderio di arricchirsi né cercò la fama e inizialmente non risulta che la classe medica nutrisse particolare acrimonia nei loro confronti. Nel 1849 il dr. Worthington Hooker, laureato a Harvard nel 1829, pur ammettendo che alcuni medici erano privi della manualità necessaria a gestire i casi ortopedici od odontoiatrici, affermò che i bonesetter erano ignoranti e spesso non distinguevano le fratture dalle dislocazioni, compiendo così gravi errori.

  1. Sweet, Waterman. An Essay on the Science of Bonesetting. Schenectady, New York, USA 1833.
  2. The Providence Journal, 16 febbraio 1830.
  3. Peltier, Leonard F. Fractures: a history and iconography of their treatment. No. 1. Norman Publishing, 1990.
  4. Mattison, Norman D. “Bone Setting and Its Modern Revival”. The Osteopathic Physician, v. 31, n.2, February 1917:10-12.
  5. Hazard, Thomas Robinson. Recollections of Olden Times: Rowland Robinson of Narragansett and His Unfortunate Daughter: with Genealogies of the Robinson, Hazard, and Sweet Families of Rhode Island. JP Sanborne, 1879:265-288.
  6. Comstock, Joseph. “On the study of living anatomy.” The Boston Medical and Surgical Journal 49.25 (1854): 500-503.
  7. Joy, Robert JT. “The natural bonesetters with special reference to the Sweet family of Rhode Island: a study of an early phase of orthopedics.” Bulletin of the History of Medicine 28.5 (1954):416-441.

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