silvia tuscano | 02/10/2026

Valentine GREATRAKES

14 febbraio 1628 – 28 novembre 1683

Titolo: Guaritore

Nacque nel 1628 ad Affane, nella Contea irlandese di Waterford in una facoltosa famiglia di nobiltà terriera di origine inglese protestante. Visse nel periodo tumultuoso della guerra civile (1642-51), del governo di Cromwell (1653-58) e della successiva restaurazione della monarchia (1660), negli anni in cui si diffuse la “grande peste” (1665-66) e avvenne il terribile incendio che distrusse gran parte di Londra (settembre 1666), ma anche nell’epoca in cui venne fondata la Royal Society (1660).

Nell’ottobre del 1641 la madre di Greatrakes abbandonò l’Irlanda a causa della rivolta cattolica e riparò con i figli in Inghilterra, dove Valentine nel 1646 studiò scienze umane e teologia. All’età di vent’anni Greatrakes decise di tornare nel paese natio per riappropriarsi delle terre di famiglia. Rimase talmente sconvolto dall’odio e dalle devastazioni conseguenti al periodo di violenti conflitti che per un anno visse in isolamento e contemplazione nel castello di Cappoquin.

Nell’agosto 1649 Cromwell diede inizio alla sanguinosa conquista dell’Irlanda, colpevole di essersi schierata con Carlo I, e cominciò a sterminare gli irlandesi e molti realisti inglesi. Greatrakes si arruolò con Cromwell e divenne luogotenente nel reggimento inglese comandato dal fratello di Robert Boyle, rimanendo sotto le armi per sette anni, fino al 1656.

Terminato il servizio, Greatrakes tornò nei suoi vasti possedimenti e riprese a commerciare in legnami e supervisionare la sua fabbrica di birra. Era un ricco rappresentante della nobiltà anglo-irlandese, e un suo cognato era ambasciatore in Spagna.

Fu soltanto nel 1662 che la mente del trentaquattrenne Valentine Greatrakes venne colpita da un “impulso” che lo persuase di essere capace di guarire la scrofola, una malattia oggi nota come adenite tubercolare, che colpisce i linfonodi del collo causando tumefazione del naso e delle labbra, sfigurando i lineamenti. All’epoca era molto comune e si diffondeva attraverso l’assunzione di latte infetto. La scrofola era anche definita “male del re” perché fin dall’esordio della monarchia inglese (e anche di quella francese) la guarigione di questa affezione mediante il tocco era ritenuta prerogativa dei re (Bloch 1973).

Per molti giorni Greatrakes cercò invano di scacciare questa “persuasione” dalla mente, e alla fine si confidò con la moglie Ruth, che scoppiò a ridere e gli disse che aveva avuto un’idea ben strana, visto che facendo l’erborista era solita curare i pazienti del circondario, mentre il marito aveva orrore delle malattie e non ne aveva mai visto uno.

Poco tempo dopo Greatrakes impose le mani su un paziente affetto da scrofola e lo guarì. Il fatto si venne a sapere, e non trascorse molto tempo prima che “toccasse” con successo una donna di un villaggio vicino, ottenendo in compenso delle nocciole. Per i successivi tre anni continuò a curare le persone affette da scrofola, finché nel 1664 la sua mente fu “colpita” da un secondo impulso, in conseguenza del quale si convinse che avrebbe potuto curare una febbre di tipo malarico molto diffusa, e anche in questo caso ottenne molte guarigioni. Il 2 aprile del 1665 sentì che Dio aveva ampliato il suo dono, immettendo in lui il potere di guarire qualsiasi malattia.

Da quel momento ottenne molte guarigioni miracolose, sempre ritenendosi uno strumento di Dio, una sorta di contenitore di una facoltà giunta inaspettatamente. Praticava una forma di massaggio intuitivo, accarezzando il corpo o strofinandolo vigorosamente. Alle persone sembrava che il dolore si spostasse all’interno del corpo fino a uscire dai piedi, dalle mani o dalle orecchie. Intorno al 1665, quando aveva pienamente sviluppato i suoi talenti, curava qualsiasi disturbo, dalla cecità e alla sordità fino alla lebbra e alla paralisi. Anche se capitava che fallisse oppure ottenesse solo risultati temporanei, un elevato numero dei suoi pazienti guarivano e restavano sani.

Le sue azioni non sfuggirono alle autorità ecclesiastiche, che concedevano (a pagamento) la licenza di praticare la medicina e gli chiesero se avesse una laurea, ma Greatrakes replicò che operava gratuitamente, facendo opere di carità. Non venne particolarmente ostacolato, tuttavia fu sospettato di stregoneria.

Anche la monarchia lo guardava con sospetto poiché dai tempi di Edoardo il Confessore tutti ritenevano che Dio avesse concesso soltanto ai re il potere esclusivo di guarire la scrofola, un potere che veniva esercitato durante la cerimonia del tocco del re durante la quale grandi folle di malati accorrevano sperando nel miracolo. Il re Carlo II, che nel 1660 aveva restaurato la monarchia dopo la guerra civile e il governo di Cromwell, aveva anche ripristinato la cura della scrofola e si stima che durante il suo regno “toccò” circa centomila persone affette dalla malattia (Dossey 2013).

Greatrakes, già inviso alla monarchia per il suo passato di combattente nelle armate di Cromwell in Irlanda, sembrava volersi mettere in competizione con il re Carlo II, pertanto venne invitato a Londra per essere esaminato da numerosi autorevoli scienziati, teologi, fisici e filosofi che cercarono di spiegare i suoi poteri. La vicenda fece molto scalpore e vi fu chi lo ritenne un ciarlatano e un impostore, però non subì particolari angherie perché a suo favore vi furono numerose testimonianze, fra le quali alcune di nomi famosi come quelle dello scienziato Robert Boyle, del poeta Andrew Marwell, del filosofo neoplatonico Henry More e del medico Thomas Sydenham.

Robert Boyle, il celebre chimico, fisico e inventore che nel 1660 fu fra i fondatori della Royal Society, conobbe Greatrakes nel 1666 e lo sostenne consigliandogli di scrivere una pubblicazione contenente la storia della scoperta dei suoi poteri, di registrare il nome dei pazienti, di farsi scrivere delle recensioni e di ottenere dichiarazioni giurate dai testimoni che avevano assistito alle sue cure, che Greatrakes pubblicò in un volumetto (Greatrakes 1666).

Quando Greatrakes tornò in Irlanda dopo che la sua fama si era diffusa in Inghilterra, la sua residenza divenne meta di un grande numero di persone sofferenti. Di norma dedicava tre intere giornate alla settimana, dalle sei di mattina alle sei di sera, a trattare coloro che si presentavano alla sua porta. Poiché nel circondario non era possibile ospitare grandi folle, si traferì a Youghal. Rientrò poi nella sua dimora nel 1665 su imposizione delle autorità, dato che si erano registrati dei casi di peste e si volevano evitare possibili contagi.

Negli anni successivi Greatrakes continuò a curare i pazienti nella sua tenuta e fece diversi altri viaggi a Londra, per esempio nel 1668, 1672 e 1675 (Elmer 2013). Si spense nel 1683.

Greatrakes era ben diverso dal tipico aggiustaossa, spesso povero e poco istruito.

Curava solo chi glielo chiedeva e cambiava i metodi per ogni malato. Alcuni li strofinava vigorosamente anche per un’ora, altri invece li accarezzava delicatamente per pochi minuti. Molti dicevano che le mani di Greatrakes fossero molto calde, altri sostenevano che pur essendo fredde potevano produrre un calore tale da far evaporare il dolore. Quando curava la scrofola, prescriveva al paziente di applicare quotidianamente un cataplasma di rape bollite. Talvolta incideva un tumore, e lo guariva in pochi giorni con accarezzamenti ogni mattina. In caso di ulcere o piaghe, metteva un po’ della propria saliva sulle mani o sulle dita, pratica che usava anche per curare la sordità e la lebbra.

Le cronache riportano fatti ancora più strani, si diceva che l’urina di Greatrakes odorasse di violette, si narrava che una donna affetta da sordità quasi completa, non riuscendo ad avvicinare il guaritore per la troppa gente, riuscì a ottenere la sua urina, ne bevve e ne applicò sulle orecchie, guarendo perfettamente dai suoi disturbi. Un giorno Greatrakes si tolse il guanto di cuoio che indossava, lo rivoltò, lo passò a Robert Boyle il quale a sua volta lo fece passare sul corpo di un noto stagnino, causando la fuoriuscita dei suoi dolori dalle punte delle dita dei piedi. Quando Greatrakes tentò la stessa manovra con la propria camicia non ottenne effetti di sorta.

Secondo Stubbe, il corpo di Greatrakes possedeva uno o più fermenti i quali emanavano effluvi che si traferivano nei pazienti durante il contatto fisico, e rinvigorivano il sangue e lo spirito sicché il corpo poteva guarire grazie alla sua capacità intrinseca. Per avvalorare quest’ipotesi Stubbe ricordava che Greatrakes aveva un odore particolare e al suo tocco i pazienti sentivano calore.

Boyle fu invece incline a pensare che il corpo di Greatrakes emettesse un farmaco capace di curare la malattia, ma non raggiunse conclusioni definitive per spiegare il fenomeno delle guarigioni.

Henry Oldenburg diede un’interpretazione meccanica agli effetti delle frizioni, che potevano fornire “nuovo succo e vigore” al corpo aumentandone la longevità.

Il filosofo Henry More asserì che Greatrakes “trasmetteva” la salute ai pazienti secondo le stesse vie per cui altri contagiavano le malattie, aggiungendo che le forze spirituali evocate dalla devozione venivano tradotte in stimoli emotivi che si innervavano nelle arti fluide del corpo (Kaplan 1982).

David Lloyd invece fu fra i detrattori di Greatrakes, sostenendo le guarigioni fossero solo frutto di suggestione e non potessero che avere effetti temporanei (Lloyd 1666).

 

  • Bloch M. I re taumaturghi, it. S. Lega, Einaudi, Torino 1973.
  • Cantarella G.M. La rivoluzione delle idee nel secolo undicesimo. In: Cantarella G.M. (a cura di) Il papa ed il sovrano. Gregorio VII ed Enrico IV nella lotta per le investiture. Novara: D. Tuniz, 1985.
  • Dossey, L. (2013). The royal touch: a look at healing in times past. Explore: The Journal of Science and Healing, 9(3), 121-127.
  • Elmer P. The Miraculous Conformist: Valentine Greatrakes, the Body Politic, and the Politics of Healing in Restoration Britain. Oxford (UK): Oxford University Press, 2013.
  • Greatrakes, V. A brief account of Mr. Valentine Greatrak’s : and divers of the strange cures by him lately performed. J. Starkey, Londra: 1666.
  • Kaplan, Barbara Beigun. “Greatrakes the stroker: The interpretations of his contemporaries.” Isis2 (1982): 178-185.
  • Lewis, Jayne. “” Strange Imagination”: Valentine Greatrakes’s Healing Aura and the Autobiographical Impulse.” biography(2017): 425-459. )
  • Lloyd, David. Wonders No Miracles; Or Mr. Valentine Greatrate’s Gift of Healing Explained. Sam Speed, Londra, 1666.
  • Pitt Leonard. A Small Moment of Great Illumination. Emeryville, CA (USA): Shoemaker and Hoard, 2006.

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